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    <title>2358553</title>
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    <item>
      <title>Somme di danaro conferite dai coniugi</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il prestito tra coniugi non prevede il rimborso in caso di separazione personale in quanto costoro, indipendentemente dal regime patrimoniale adottato, devono contribuire congiuntamente ai bisogni della famiglia; pertanto le somme personali utilizzate per detti bisogni non possono essere restituite in caso di separazione personale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Spesso si assiste alla richiesta di restituzione di somme corrisposte da un coniuge durante il matrimonio - es. per la realizzazione della casa coniugale - e successivamente, venuto meno il progetto di vita familiare comune, reclamate.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sovente, alla fine di un matrimonio, terminano dinamiche sentimentali ed iniziano questioni prettamente economiche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Caso classico che si verifica allorquando uno dei due coniugi rivendica somme di danaro conferite in prestito all'ormai ex coniuge, da questi impiegate per le necessità familiari, ad esempio per realizzare o per ristrutturare la casa familiare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Nola (sentenza n. 154/2026) conferma l'orientamento dei giudici di merito secondo cui i conferimenti in danaro avvenuti in costanza di matrimonio non sono ripetibili, trattandosi non di finanziamenti in senso stretto, bensì rispondenti ad un dovere di solidarietà reciproca scaturente dal matrimonio stesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'eventuale restituzione potrà pertanto avvenire soltanto su base volontaria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In generale, i prestiti tra coniugi rientrano nel più ampio e fondamentale dovere di contribuzione, secondo le proprie possibilità, ad un progetto di vita comune e, dunque, ogni apporto economico viene considerato come manifestazione della solidarietà, elemento cardine ed imprescindibile del vincolo matrimoniale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tali somme non possono pertanto essere considerate un credito esigibile con la separazione, e pertanto richieste, poiché si presume versate per i bisogni della famiglia e non come un investimento da recuperare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel caso concreto un coniuge chiedeva la restituzione a titolo di indebito arricchimento di una somma non trascurabile per dei lavori effettuati all'interno della casa familiare, di proprietà dell'altro coniuge.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I giudici hanno fondato la propria decisione sull'art. 143 del codice civile, secondo cui entrambi i coniugi sono tenuti a contribuire ai bisogni della famiglia in base alle proprie sostanze e capacità lavorativa professionale o casalinga, risultando irrilevante la sproporzione delle rispettive contribuzioni (la solidarietà coniugale non segue le regole della contabilità aziendale) ed indipendentemente dal regime patrimoniale scelto dai coniugi (comunione o separazione dei beni).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Resta inteso che rientra nella possibilità dei coniugi operare in deroga a tale principio formalizzando un accordo contrattuale, nel quale si pattuisce e si specifica che una determinata somma economica viene conferita in prestito e che dovrà essere restituita entro un determinato termine, specificando le modalità in maniera precisa, cristallizzando dunque una volontà diversa della presunta contribuzione solidale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>No al collocamento automatico dei figli con la madre</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/no-al-collocamento-automatico-dei-figli-con-la-madre</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I giudici della prima sezione civile della Cassazione con l’ordinanza n. 6078/2026 hanno stabilito che il giudice deve valutare caso per caso le reali capacità di ciascun genitore di crescere, educare ed organizzare la vita quotidiana dei figli e che quindi non può esistere un automatismo di collocamento presso la madre nemmeno tenendo conto della tenera età dei bambini. Un’ordinanza per certi aspetti storica, che cancella la consuetudine dei tribunali di assegnare alla convivenza con la madre i bambini molto piccoli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Cassazione, assegno divorzile: prova rigorosa e somme da restituire</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/cassazione-assegno-divorzile-prova-rigorosa-e-somme-da-restituire</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ’ordinanza n. 1999/2026
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            della Prima Sezione Civile interviene con un chiarimento puntuale sul presupposto dell’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           assegno divorzile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : il diritto non può essere riconosciuto senza una prova concreta del nesso tra le scelte condivise durante il matrimonio e l’attuale squilibrio economico tra gli ex coniugi. Quando una decisione successiva accerta che tali presupposti mancavano sin dall’inizio, le somme già percepite devono essere restituite, secondo la regola generale dell’indebito oggettivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La vicenda nasce dalla decisione della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Corte d’appello di Bologna
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che aveva escluso il diritto all’assegno divorzile inizialmente riconosciuto in primo grado. I giudici territoriali avevano rilevato che la differenza reddituale tra le parti non bastava a giustificare il contributo periodico previsto dall’art. 5, comma 6, della legge n. 898/1970. La richiedente non aveva offerto elementi idonei a collegare l’attuale situazione economica a un sacrificio professionale compiuto nell’interesse della famiglia, né aveva indicato quali opportunità lavorative fossero state abbandonate o quale arricchimento l’altro coniuge avesse tratto dalle scelte compiute durante la vita matrimoniale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Cassazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            ha ritenuto inammissibili le censure rivolte alla sentenza d’appello, confermando che la mera divergenza di redditi non integra la funzione compensativa dell’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           assegno divorzile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . La Corte richiama l’impostazione ormai consolidata, inaugurata dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 18287/2018, secondo cui l’assegno non ha più la finalità di mantenere il tenore di vita maturato in costanza di matrimonio, ma mira a riequilibrare le posizioni economiche quando lo squilibrio derivi da scelte comuni che hanno inciso sulla carriera di uno dei coniugi. Per questo motivo l’accertamento del diritto richiede due passaggi distinti: verificare l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e dimostrare che tale condizione è la conseguenza delle modalità con cui la vita familiare è stata organizzata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il nodo della restituzione delle somme percepite viene affrontato richiamando il principio stabilito dalle Sezioni Unite sulla 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ripetizione dell’indebito
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            nei rapporti familiari. Quando viene accertata l’insussistenza ab origine del diritto all’assegno divorzile, trova applicazione la condictio indebiti: le somme corrisposte dopo il passaggio in giudicato della sentenza sullo status devono essere restituite. Resta distinto, e non inciso da questa valutazione, l’eventuale diritto all’assegno di mantenimento nella fase di separazione, fondato su un diverso presupposto e su un differente assetto di rapporti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La decisione offre agli operatori del diritto un’indicazione chiara: il nesso causale tra scelte familiari e attuale disparità economica non si presume, ma va allegato e provato con precisione, anche mediante presunzioni semplici quando il quadro familiare lo consenta. In mancanza di elementi concreti, il diritto all’assegno non sorge e gli importi già versati possono essere oggetto di restituzione. L’ordinanza conferma così un orientamento giurisprudenziale ormai maturo, che valorizza la sostanza delle dinamiche familiari e richiede un accertamento puntuale dei presupposti compensativi previsti dall’art. 5 della l
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           egge sul divorzio.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La Cassazione sul trasferimento del minore in altra città.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-cassazione-sul-trasferimento-del-minore-in-altra-citta</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con l'ordinanza n. 4110 del 24 febbraio 2026, la Corte di Cassazione ha messo nero su bianco un principio che molti genitori separati attendevano da tempo: un genitore è libero di trasferirsi in un'altra regione anche portando con sé il figlio minore, a prescindere dall'approvazione dell'altro. Non si tratta di una licenza assoluta a fare ciò che si vuole, ma di un riconoscimento formale e importante che la libertà personale di circolazione - garantita dall'art. 16 della Costituzione italiana - non può subire restrizioni sproporzionate per il solo fatto di essere genitori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Divorzio, assegno ripetibile se la disparità economica non ha causa nel matrimonio Cass. I ord.30 gennaio 2026, n. 1999</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/divorzio-assegno-ripetibile-se-la-disparita-economica-non-ha-causa-nel-matrimonio-cass-i-ord-30-gennaio-2026-n-1999</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’assegno divorzile è revocabile se manca la dimostrazione del sacrificio patrimoniale subito dal
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            coniuge durante il matrimonio. Non basta, infatti, la disparità economica, dovendosi anche provare che
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            essa è derivata, o almeno si è accresciuta, a causa delle scelte condivise durante il coniugio. E, in caso
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            di assenza dei requisiti per l’assegno, esso è ripetibile sin dall’inizio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sì alla revoca dell’assegno divorzile se manca la dimostrazione del sacrificio patrimoniale subito dal
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            coniuge durante il matrimonio. Non basta, dunque, la disparità economica, dovendosi anche provare
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            che essa è derivata, o almeno si è accresciuta, a causa delle scelte condivise durante il coniugio. Non
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            solo, in caso di assenza dei requisiti per l’assegno, esso è ripetibile sin dall’inizio. Sono questi i
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            chiarimenti forniti dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 1999 depositata oggi, che ha respinto il
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            ricorso di una ex moglie.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            In primo grado il Tribunale aveva condannato l’ex marito a versare 500 euro al mese. La Corte di
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            appello, accogliendo il ricorso dell’uomo, oltre a negare l’assegno ha condannato la donna a restituire le
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            somme riscosse dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (oltre alle spese di lite). Nella
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            motivazione, il giudice di secondo grado spiega che il Tribunale si è limitato a constatare la divergenza
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            dei redditi “senza minimamente preoccuparsi di verificare se tale divergenza trovasse causa nel
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            matrimonio”. Non risultava, infatti, che la situazione deteriore della ricorrente fosse riconducibile a
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            scelte condivise. Con riguardo poi alla opzione per il part time, quando i figli avevano sei e tre anni,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            mancava l’indicazione del reddito “perso”. Né vi erano i presupposti per un assegno di natura
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            assistenziale, a fronte di un reddito di 20mila euro annui e la proprietà dell’appartamento.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            La Suprema corte conferma la decisione. I motivi di ricorso sono inammissibili laddove si concentrano
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            unicamente sullo “squilibrio economico” senza tener conto che la sentenza censurata si basava sulla
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            assenza di prova in merito alla “riconducibilità delle attuali condizioni economiche, meno vantaggiose
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rispetto a quelle del marito, alla scelte assunte in sede di matrimonio con sacrificio della donna e
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            vantaggio per la famiglia o per l’altro coniuge”.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            Mentre non conta quanto stabilito in sede di separazione. Com’è noto, infatti, l’assegno di separazione
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            e l’assegno di divorzio sono tra loro distinti, poiché il primo presuppone la permanenza del vincolo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            coniugale, e, conseguentemente, la correlazione dell’adeguatezza dei redditi con il tenore di vita goduto
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            in costanza di matrimonio, “mentre tale parametro non rileva per l’attribuzione dell’assegno divorzile,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            che deve essere determinato in considerazione della sua natura assistenziale, compensativa e perequativa,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            secondo i criteri indicati all’art. 5, comma 6, l. n. 898 del 1970”.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            Con riguardo poi agli assegni già versati, la Corte afferma che opera la regola generale civile della
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            “piena ripetibilità delle prestazioni economiche effettuate, in presenza di una rivalutazione della
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            condizione ‘del richiedente o avente diritto’, in ragione dell’accertamento dell’insussistenza ab origine
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            dei presupposti per l’ottenimento dell’assegno richiesto, non avendo la ricorrente neppure allegato alcuna
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            delle evenienze che giustifichino l’esclusione dell’obbligo di restituzione”.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            Correttamente, dunque, conclude la decisione, la Corte d’appello ha disposto “la restituzione delle
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            somme corrisposte a titolo di assegno divorzile dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            una volta che ha riformato la decisione di primo grado, accertando l’insussistenza dei presupposti per il
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            riconoscimento del diritto alla sua percezione”.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            Resta invece dovuto l’assegno di mantenimento per il tempo che precede il passaggio in giudicato della
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            sentenza di divorzio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Mantenimento figli: la revoca non è retroattiva</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/mantenimento-figli-la-revoca-non-e-retroattiva</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ordinanza n. 298 del 7 gennaio 2026
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibili i motivi di ricorso, confermava la conformità della decisione all’orientamento consolidato della Suprema Corte. I Giudici di legittimità ribadivano un principio cardine: il diritto del genitore collocatario a ricevere il mantenimento (e il correlato dovere dell’altro di versarlo) conserva piena efficacia fino a un nuovo provvedimento di modifica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di conseguenza, il momento in cui maturano i presupposti di fatto per la revoca resta giuridicamente irrilevante: gli effetti della decisione decorrono esclusivamente dalla data della domanda giudiziale. Ciò comporta l’irripetibilità delle somme versate precedentemente, anche se percepite in un periodo in cui il figlio aveva già raggiunto l’indipendenza economica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tale decisione segue il seguente ragionamento giuridico: la decisione del giudice in tema di mantenimento ha solo effetti dichiarativi e non costituitivi. L’obbligo del genitore è direttamente connesso al suo status genitoriale, non viene creato dal giudice, che solamente dichiara a decorrere da quale momento l’obbligo deve essere adempiuto. Di conseguenza finché non interviene un provvedimento giudiziale di modifica, il diritto alla corresponsione del mantenimento persiste sino alla proposizione della domanda anche se, naturalmente, il figlio ha raggiunto in precedenza l’indipendenza economica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In conclusione, la Cassazione ha ribadito che l’inerzia del genitore obbligato nel richiedere la modifica delle condizioni di divorzio non può essere sanata ex post. L’ordinamento, infatti, tutela la stabilità dei contributi destinati ai figli fino al formale accertamento giudiziale, rendendo la tempestività della domanda l’unico strumento efficace per evitare il versamento di somme non più dovute ma, per legge, non ripetibili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>L'assegno di divorzio non è una pensione a vita: ordinanza della Cassazione n.1999/2026</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/l-assegno-di-divorzio-non-e-una-pensione-a-vita-ordinanza-della-cassazione-n-1999-2026</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ordinanza n. 1999/2026 della Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una ex coniuge confermando l’insussistenza del diritto all’assegno divorzile. La Suprema Corte chiarisce che la disparità reddituale non costituisce automatismo per il riconoscimento dell’assegno; è onere del richiedente dimostrare che tale squilibrio derivi dal sacrificio di aspettative professionali concordate per favorire la famiglia. La ricorrente, pur percependo un reddito modesto e possedendo una casa di proprietà, non ha fornito prova del nesso causale tra le scelte matrimoniali e la propria situazione economica. Il provvedimento sancisce la piena ripetibilità delle somme riscosse a titolo di assegno dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, poiché l’accertamento dell’insussistenza dei presupposti ab origine legittima la condictio indebiti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Perde il mantenimento se inizia a lavorare senza dirlo all’ex coniuge.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/perde-il-mantenimento-se-inizia-a-lavorare-senza-dirlo-allex-coniuge</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo quanto stabilito dalla Cassazione con l'ordinanza 617/2026, le prove documentali raccolte da un investigatore privato, quando vengono confermate attraverso la testimonianza diretta del professionista in aula, rappresentano elementi probatori di primaria importanza per il giudice. La norma che emerge dalla giurisprudenza italiana è chiara: se - attraverso fotografie, appostamenti e pedinamenti - si dimostra che un coniuge dichiara falsamente uno stato di indigenza mentre in realtà svolge regolare attività lavorativa, il diritto all'assegno di mantenimento viene automaticamente negato. La contraddizione tra quanto dichiarato e la realtà accertata sul campo diventa insormontabile. Il valore di queste indagini private risiede nella loro capacità di smascherare situazioni in cui la richiesta di sostegno economico si basa su presupposti falsi, proteggendo così chi sarebbe costretto a versare somme non dovute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Danno morale derivante da accuse di infedeltà coniugale: sì al risarcimento</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/danno-morale-derivante-da-accuse-di-infedelta-coniugale-si-al-risarcimento</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ risarcibile il danno morale, ex artt. 185 c.p. e 2059 c.c., in particolare derivante da diffamazione ex art. 595 c.p., consistito in un turbamento psichico, per il senso di imbarazzo e di vergogna conseguente alle accuse di infedeltà coniugale contenute nella lettera indirizzata al marito e in quella rinvenuta nello studio della figlia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Affidamento figli minori: sì all'alternanza dei genitori nella casa familiare</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/affidamento-figli-minori-si-all-alternanza-dei-genitori-nella-casa-familiare</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nell'ambito di un giudizio di separazione tra Tizio e Mevia, il Tribunale, ritenuta la necessità di nominare al figlio minore della coppia un curatore speciale, al fine di tutelarne gli interessi, con termine per la costituzione come da dispositivo, osserva che:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           - allo stato risultano indimostrate, nella reciproca contestazione, le reciproche accuse di comportamenti pregiudizievoli (non oggetto di denuncia-querela da parte dei coniugi), ma nondimeno appare necessario procedere ad immediato approfondimento istruttorio, a mezzo di consulenza tecnica d'ufficio, onde accertare le condizioni psicologiche e di vita del bambino e la qualità del rapporto genitoriale, conseguentemente assumendo elementi conoscitivi per stabilire la migliore formula di affidamento, collocamento e tempi di frequentazione;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           - nelle more della ctu ed impregiudicato un diverso assetto all'esito, auspicando che l'interruzione della coabitazione possa consentire il ripristino nell'alveo di una fisiologica dialettica della relazione parentale, appare confacente agli interessi del bambino di mantenere l'habitat di riferimento come in essere, nel contempo salvaguardando la giusta equidistanza dalle figure genitoriali, mantenendone la pari presenza, cosi da non determinare nel minore una frattura con il precedente habitus vitae, in tal senso prevedendo che i genitori si alternino settimanalmente nel domicilio coniugale;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           - tale alternanza, salvo diverso accordo tra le parti, dovrà attuarsi nel termine di giorni 15 dalla comunicazione del provvedimento, iniziando con la permanenza della prole presso la madre ed allontanamento del padre, con restanti tempi di frequentazione come da dispositivo, impregiudicato un diverso provvedimento all'esito della disposta consulenza; ritenuto che, in ragione del collocamento del minore nella casa familiare, con permanenza turnaria dei genitori con tempi paritari, non vi è luogo a provvedere in ordine all'assegnazione della casa coniugale ad alcuno di essi;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           - inoltre, salvo diverso accordo, nelle festività natalizie ciascun genitore potrà trascorrere con il figlio ad anni alterni, dal 23 al 30 dicembre ovvero dal 31 dicembre al 6 gennaio, iniziando dal prossimo Natale con il padre; per metà delle festività pasquali alternando ogni anno la Pasqua ed il Lunedì dell'Angelo, iniziando dall'anno 2026 con la madre; le altre festività di calendario, alternativamente, iniziando dalla prossima dalla madre; durante le vacanze estive, alternativamente,2 periodi anche non consecutivi di 15 giorni nel mese di agosto con ciascuno dei genitori, da concordare preventivamente entro il 31 maggio di ciascun anno, salvo diversi accordi, iniziando per l'anno 2026 dal 1 al 15 agosto con la madre e dal 16 ed i successivi 15 giorni con il padre;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           - valutati i redditi delle parti come risultanti dagli atti e riservato al proseguo del giudizio ogni ulteriore approfondimento istruttorio, le parti provvederanno direttamente al mantenimento ordinario del figlio nei periodi di rispettiva permanenza, con pari ripartizione delle spese straordinarie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Spese straordinarie: la Cassazione fa chiarezza su documentazione e accordi preventivi</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/spese-straordinarie-la-cassazione-fa-chiarezza-su-documentazione-e-accordi-preventivi</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22522/2025, ha risolto definitivamente il contrasto giurisprudenziale sui requisiti per il rimborso delle spese straordinarie dei figli nelle separazioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Suprema Corte ha stabilito che non e' sufficiente la mera elencazione delle spese nel precetto, ma e' necessaria la rigorosa documentazione degli esborsi sostenuti per le spese mediche e scolastiche ordinarie, mentre per le spese accessorie (divertimento, feste) occorre il preventivo accordo tra genitori secondo le modalita' pattuite.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La decisione rafforza la tutela del genitore debitore, garantendo il diritto di verifica preventiva delle somme richieste, e uniforma l'orientamento nazionale, incentivando accordi di separazione piu' dettagliati e riducendo il contenzioso successivo in materia esecutiva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per le spese mediche e scolastiche ordinarie, invece, pur non essendo richiesto un accordo preventivo, e' comunque necessaria la documentazione completa degli esborsi sostenuti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte ha sottolineato come questa distinzione risponda all'esigenza di tutelare il genitore debitore, che deve essere messo in condizione di verificare sin da subito la correttezza delle somme indicate nel precetto, evitando di trovarsi nella posizione di “mero pagatore” senza possibilita' di controllo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La sentenza precisa inoltre che la documentazione non deve necessariamente essere trascritta nel precetto, potendo essere semplicemente allegata o indicata come messa a disposizione della controparte per un immediato reperimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte ha enunciato il seguente principio di diritto: “La convenzione di separazione personale dei coniugi, omologata dall'autorita' giudiziaria, nella quale sia stabilito che il genitore non affidatario paghi le spese sostenute dall'altro genitore, costituisce idoneo titolo esecutivo purche' il genitore creditore abbia, per le spese che richiedono accordo, conseguito l'intesa con l'altro genitore, ovvero, per le spese mediche e scolastiche ordinarie, documentato l'effettiva sopravvenienza degli esborsi o almeno messo a disposizione la documentazione necessaria”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Continuità affettiva e affido familiare: una tutela concreta per i minori</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/continuita-affettiva-e-affido-familiare-una-tutela-concreta-per-i-minori</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La decisione del Tribunale per i Minorenni di Bologna ribadisce con forza l’importanza di garantire la continuità delle relazioni socio-affettive costruite dai bambini nel periodo di affido familiare. Pur disponendo il rientro dei minori nella famiglia di origine, il Collegio ha stabilito che fosse tutelato il legame con la famiglia affidataria, riconoscendo la centralità del diritto del minore a mantenere rapporti significativi con tutte le figure di riferimento che hanno contribuito al suo percorso di crescita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La decisione del Tribunale per i Minorenni di Bologna offre un contributo significativo al tema dell’affidamento familiare e alla tutela dei legami socio-affettivi dei minori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Collegio, nel disporre il rientro dei bambini nella famiglia di origine dopo un periodo di affido, ha ribadito un principio che assume un rilievo centrale nella prospettiva del diritto minorile: “Qualora un minore rientri nella propria famiglia dopo un periodo di allontanamento, e ove si accerti che risponde al suo interesse mantenere la continuità delle positive relazioni socio affettive consolidate durante l'affidamento a terzi, può prescriversi ai genitori di garantire la frequentazione tra il minore e le persone presso le quali era stato collocato dai servizi sociali affidatari.”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-5668484.jpeg" length="647467" type="image/jpeg" />
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Spese extra per i figli: addio al cinquanta e cinquanta se c’è squilibrio tra i genitori</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/spese-extra-per-i-figli-addio-al-cinquanta-e-cinquanta-se-ce-squilibrio-tra-i-genitori</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La Suprema Corte sui criteri di suddivisione delle spese straordinarie tra genitori separati o divorziati: commento a Cass. Civ. 18954/2025
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In caso di crisi della coppia genitoriale, è sbagliato effettuare di default una ripartizione al cinquanta per cento, tra i genitori, delle cosiddette spese straordinarie, o spese extra, riguardanti i figli (minori o non autosufficienti): vale a dire tutti quegli esborsi che non devono considerarsi compresi nell’assegno mensile di mantenimento.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            Non è corretto, in sostanza, che il giudice divida automaticamente al 50 per cento tale tipologia di costi, senza tenere conto delle rispettive condizioni economiche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Affermano i giudici di legittimità, sul punto, che “in tema di mantenimento dei figli, costituiscono spese straordinarie (con riferimento a quelle universitarie ed a quelle collegate di studente "fuorisede"), non comprese nell'ammontare dell'assegno ordinario previsto con erogazione a cadenza periodica, quelle che non siano prevedibili e ponderabili al tempo della determinazione dell'assegno, in base a una valutazione effettuata in concreto e nell'attualità degli elementi indicati nell'art. 337 ter, comma 4, c.c. e che dunque, ove in concreto sostenute da uno soltanto dei genitori, per la loro rilevante entità, se non intese come anticipazioni di un genitore rispetto a un obbligo comunque ricadente su entrambi, produrrebbero l'effetto violativo del principio di proporzionalità della contribuzione genitoriale, dovendo infatti attribuirsi il carattere della straordinarietà a quegli ingenti oneri sopravvenuti che, in quanto non espressamente contemplati, non erano attuali né ragionevolmente determinabili al tempo della quantificazione giudiziale o convenzionale dell'assegno (Cass., n. 7169/2024)”.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Osserva, altresì, il Supremo Collegio che “in materia di rimborso delle spese c.d. straordinarie sostenute dai genitori per il mantenimento del figlio, occorre in via sostanziale distinguere tra: a) gli esborsi che sono destinati ai bisogni ordinari del figlio e che, certi nel loro costante e prevedibile ripetersi, anche lungo intervalli temporali, più o meno ampi, sortiscono l'effetto di integrare l'assegno di mantenimento e possono essere azionati in forza del titolo originario di condanna adottato in materia di esercizio della responsabilità in sede di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio ovvero all'esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio, previa una allegazione che consenta, con mera operazione aritmetica, di preservare del titolo stesso i caratteri della certezza, liquidità ed esigibilità; b) le spese che, imprevedibili e rilevanti nel loro ammontare, in grado di recidere ogni legame con i caratteri di ordinarietà dell'assegno di contributo al mantenimento, richiedono, per la loro azionabilità l'esercizio di un'autonoma azione di accertamento in cui convergono il rispetto del principio dell'adeguatezza della posta alle esigenze del figlio e quello della proporzione del contributo alle condizioni economico patrimoniali del genitore onerato in comparazione con quanto statuito dal giudice che si sia pronunciato sul tema della responsabilità genitoriale a seguito di separazione, divorzio, annullamento e nullità del vincolo matrimoniale e comunque in ordine al figli nati fuori dal matrimonio (Cass., n. 379/2021)”.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Nella specie, la Corte territoriale si era limitata a statuire che il riparto al 50% delle spese straordinarie era giustificato dai rispettivi redditi.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ora, secondo la Cassazione, è irragionevole far gravare le spese straordinarie - intese nella loro accezione più ampia - sugli ex coniugi, senza osservare la proporzionalità del contributo rispetto alle rispettive condizioni reddituali-patrimoniali che, nel caso concreto, erano state accertate con squilibrio in netto favore dell'ex marito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Niente automatismi, dunque, ma un'attenta verifica della capacità economica di ciascun genitore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La nuova convivenza non determina la perdita automatica dell'assegno divorzile.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-nuova-convivenza-non-determina-la-perdita-automatica-dell-assegno-divorzile</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con l’ordinanza n. 14358 del 29 maggio 2025, la Suprema Corte è tornata ad affrontare il delicato rapporto tra l’instaurazione di una nuova convivenza da parte dell’ex partner e la conseguente perdita del diritto al mantenimento. La pronuncia della Cassazione mira a fare ordine tra le diverse interpretazioni, stabilendo un principio fondamentale: la nuova convivenza non determina automaticamente la perdita del diritto all’assegno divorzile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione sottolinea che la decisione non può essere automatica, ma richiede un’analisi approfondita della situazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per poter revocare il diritto al mantenimento, il giudice dovrà tenere conto di una serie di elementi, bilanciando diverse sfaccettature della vita delle parti:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la durata del matrimonio: un matrimonio lungo può implicare un maggiore radicamento del diritto al mantenimento, legato a scelte di vita e sacrifici condivisi nel tempo;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il contributo offerto dal coniuge economicamente più debole alla vita familiare: si valuterà quanto il coniuge che percepisce il mantenimento ha contribuito al ménage familiare durante il matrimonio, ad esempio dedicandosi alla cura dei figli o della casa, e rinunciando magari a proprie opportunità professionali;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’eventuale sacrificio delle proprie aspettative professionali: il giudice considererà se uno dei coniugi ha sacrificato la propria carriera o formazione professionale per dedicarsi alla famiglia, influenzando così la sua capacità di generare reddito dopo il divorzio;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la reale situazione economica derivante dalla nuova convivenza: questo è un punto molto delicato. La revoca del mantenimento avverrà solo nel caso in cui la nuova convivenza comporti una nuova autosufficienza economica effettiva per il coniuge che lo riceve. Ciò significa che il nuovo livello di vita deve essere paragonabile a quello precedente al divorzio o, comunque, considerato adeguato alle sue esigenze, rendendo di fatto superfluo il contributo dell’ex coniuge.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Separazione: assegnazione della casa coniugale e interesse preminente del minore</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/separazione-assegnazione-della-casa-coniugale-e-interesse-preminente-del-minore</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli, occorrendo soddisfare l'esigenza di assicurare loro la conservazione dell'habitat domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Tale principi sono stati ribaditi dalla Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 14460 del 30 maggio 2025.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Infedeltà coniugale: il Tribunale di Treviso condanna ad un risarcimento di diecimila euro.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/infedelta-coniugale-il-tribunale-di-treviso-condanna-ad-un-risarcimento-di-diecimila-euro</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Il Tribunale di Treviso liquida 10mila euro oltre alle spese legali a titolo di risarcimento del danno da tradimento subito dalla moglie
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con la sentenza n. 201/2025, Il Tribunale di Treviso, richiamando l'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità (tra cui Cass. civ., ord. 19 novembre 2020, n. 26383), ribadisce che la violazione dei doveri matrimoniali può dar luogo a responsabilità aquiliana, qualora la condotta illecita abbia leso diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, come la salute, la dignità e la reputazione personale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale evidenzia così il nesso tra la condotta del convenuto e il pregiudizio alla reputazione e all'equilibrio psicoemotivo della moglie, corroborato dalle deposizioni testimoniali che confermano uno stato di sofferenza e disagio, anche fisico, subito dalla donna: "la relazione amorosa […] ha ferito l'onore, il decoro, la stima professionale, la riservatezza e la privacy dell'attrice".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto alla liquidazione del danno, viene escluso il ricorso analogico alle tabelle del Tribunale di Milano per il danno da perdita del rapporto parentale e per la diffamazione, ritenuti parametri non adeguati alla fattispecie: "Il parametro risarcitorio non può certamente essere quello della lesione del vincolo parentale […] né pare pertinente il riferimento al danno da diffamazione".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il danno viene quindi liquidato equitativamente ex art. 1226 c.c. in euro 10.000, tenendo conto dell'impatto della vicenda sulla sfera privata e lavorativa della donna, ma anche della capacità reattiva della stessa, che in tempi relativamente brevi ha ricostruito una nuova vita affettiva e professionale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Essa conferma che il danno da tradimento è risarcibile solo ove si dimostri un vulnus effettivo a diritti inviolabili della persona, con valutazione rigorosa e caso per caso. Si tratta dunque di una tutela selettiva, ma possibile, della dignità coniugale, coerente con l'evoluzione del diritto di famiglia verso la valorizzazione della persona, anche nelle dinamiche patologiche del rapporto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-5668484.jpeg" length="647467" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Genitori separati, 200 euro di multa al giorno alla mamma che non fa vedere il figlio al padre. E cento (quotidiani) al papà che non paga gli alimenti</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/genitori-separati-200-euro-di-multa-al-giorno-alla-mamma-che-non-fa-vedere-il-figlio-al-padre-e-cento-quotidiani-al-papa-che-non-paga-gli-alimenti</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È la linea dura adottata dal Tribunale di Verona, che ha applicato per la prima volta una norma della riforma Cartabia del 2022, pensata per tutelare concretamente i minori nei casi di genitori separati in conflitto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In un primo caso, un padre separato si è rifiutato di versare l’assegno di mantenimento da 300 euro al mese per i figli, come previsto da un’ordinanza del Tribunale dell’11 febbraio. L’uomo sosteneva di avere già coperto alcune spese, ma senza prove concrete. Il giudice, applicando l’articolo 473-bis.39 del Codice di procedura civile, ha imposto una penale di 100 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nel pagamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo appena cinque giorni di multa, il padre si è messo in regola. Un segnale forte: chi viola gli obblighi economici dopo un divorzio o una separazione, ora rischia di pagare molto più caro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un secondo caso riguarda una madre che, dopo la separazione, ha portato il figlio all’estero, ignorando il diritto di visita del padre. Nonostante due ordinanze – una italiana e una straniera – che le imponevano di far vedere il bambino al padre, la donna ha continuato a impedirgli ogni contatto. Il Tribunale di Verona ha definito la condotta «gravissima» e ha applicato una multa di 200 euro al giorno finché la madre non rispetterà la decisione del giudice. Prima di questa misura, le era già stato imposto un risarcimento danni di 3.000 euro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Divorzio, sì all’assegno per la ex: la dedizione alla famiglia pesa più della condivisione</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche se il marito ha condiviso l’impegno nella crescita dei figli, la moglie ha diritto all’assegno divorzile se, per tutta la durata del matrimonio, si è dedicata esclusivamente alla famiglia, rinunciando a costruirsi un’autonomia economica. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9989/2025, respingendo il ricorso di un uomo che contestava la decisione della Corte d’appello di condannarlo a versare 500 euro mensili alla ex moglie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il caso ha tratti peculiari: durante la separazione consensuale, il figlio minorenne era stato collocato presso il padre, che si era fatto carico interamente del suo mantenimento. Entrambi i coniugi, all’epoca, avevano dichiarato di essere economicamente autonomi e avevano rinunciato a ogni forma di contributo reciproco. Nonostante ciò, l’uomo aveva continuato a inviare alla moglie somme consistenti, tra i mille e i duemila euro al mese.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Diversi anni dopo, l’uomo ha chiesto il divorzio, sostenendo di non poter più permettersi alcun sostegno economico, dopo il tracollo della propria attività imprenditoriale. Ha inoltre fatto presente che la ex moglie aveva ricevuto un immobile in donazione e lo aveva rivenduto, ottenendo un profitto significativo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte d’appello, però, ha accolto il ricorso della donna, sottolineando che per oltre 26 anni non aveva mai lavorato, dedicandosi completamente alla cura della famiglia in un accordo condiviso con il marito. La sua mancanza di reddito, unita alla differenza patrimoniale esistente, giustifica – secondo i giudici – l’assegno in chiave compensativa e perequativa: non solo come aiuto economico, ma come riconoscimento del contributo dato all’intera vita familiare e al benessere comune.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione ha confermato: l’impegno educativo del marito non annulla il fatto che la moglie abbia sacrificato ogni prospettiva lavorativa per il bene della famiglia. E, di conseguenza, resta valido il diritto a ricevere un sostegno economico al termine del matrimonio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il ricorso dell’ex marito è stato giudicato generico e carente di elementi decisivi. Inoltre, le sue contestazioni non sono state presentate tempestivamente nel corso del giudizio. Il criterio compensativo, spiega la Suprema Corte, non può essere aggirato solo perché anche il marito ha avuto un ruolo attivo nella vita familiare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un messaggio chiaro: nei divorzi, il valore del lavoro domestico e dell’impegno familiare non può essere messo in secondo piano. Anche senza uno stipendio, chi ha rinunciato alla carriera per la famiglia ha diritto a un riconoscimento concreto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Separazione, al coniuge addebito sulla base di indizi. Basta un solo episodio di percosse a far scattare l’addebito</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/separazione-al-coniuge-addebito-sulla-base-di-indizi-basta-un-solo-episodio-di-percosse-a-far-scattare-laddebito</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’addebito della separazione a uno dei coniugi può scattare anche sulla base di indizi. Anzi, il ricorso a elementi presuntivi, a patto che siano gravi, precisi e concordanti, è quasi un percorso probatorio obbligato per il giudice che è chiamato a stabilire la verità processuale in materia di rapporti familiari, nei quali contano vicende private o addirittura intime. E dunque pesano, ad esempio, le relazioni dei servizi sociali o delle persone che depongono su fatti e circostanze che hanno appreso da chi ha proposto il giudizio. Basta, poi, un solo episodio di percosse a far scattare l’addebito: non si può quindi ignorare la testimonianza dell’operatrice del centro antiviolenza che ha trovato la moglie «molto provata». Così la Corte di cassazione civile, sez. prima, nell’ordinanza n. 10021/2025.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È accolto il ricorso proposto dalla signora: sbaglia la Corte d’appello a revocare l’addebito, sul rilievo che la pronuncia a carico del marito non potrebbe essere giustificata dalle lievi lesioni riscontrate sul corpo della moglie nel certificato medico del pronto soccorso, laddove il giudice penale ha archiviato la denuncia della moglie; il tutto, osserva il giudice di secondo grado, mentre la signora non s’è mai decisa ad andarsene di casa «nonostante le violenze che afferma di aver subito»: circostanza che, invece, il Tribunale ha ritenuto «elemento tipico e ricorrente nella letteratura dei casi di violenza domestica» in quanto «espressione della condizione di fragilità di chi la subisce».
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            Trova ingresso la censura secondo cui la condotta violenta del marito può essere desunta dagli elementi emersi, anche se non c’è percezione diretta da parte dei testimoni: oltre alla deposizione dell’operatrice del centro antiviolenza c’è il referto ospedaliero che indica la presenza di graffi sul braccio della donna. E i singoli fatti accertati devono essere valutati nel quadro complessivo dell’istruttoria. Un solo episodio di percosse fa scattare l’addebito perché è una condotta che «sconvolge definitivamente l’equilibrio della coppia» in quanto lede la pari dignità di ogni persona e rende intollerabile la convivenza fra i coniugi, a prescindere dagli effetti più o meno gravi delle percosse.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:13 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>I genitori devono controllare i profili social dei figli minorenni. Multa di 15mila euro</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Il Tribunale di Brescia, con la sentenza n. 879 del 4 marzo 2025, ha sancito un principio importante riguardo al coinvolgimento della responsabilità genitoriale nell'uso dei dispositivi digitali da parte dei figli minorenni. Il caso in esame ha visto la condanna di due genitori al pagamento di un risarcimento di 15mila euro per i danni causati dalla figlia, una ragazza con lieve ritardo intellettivo, che aveva eluso la loro sorveglianza e creato vari profili fake utilizzati per insultare e diffamare una compagna di classe. La sentenza sottolinea come la supervisione attiva e consapevole dei genitori sia fondamentale per prevenire situazioni di cyberbullismo e altri reati informatici.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Cassazione: inutilizzabili le chat sottratte illegalmente dal telefono del partner.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/cassazione-inutilizzabili-le-chat-sottratte-illegalmente-dal-telefono-del-partner</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con l'ordinanza n. 4530 del 20 Febbraio 2025 la Corte di Cassazione affronta nuovamente l'argomento del valore probatorio delle prove, anche relative al tradimento, acquisite violando la Legge o la privacy del proprio partner.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
            Nel rispetto del principio di inutilizzabilità della prova illegittimamente acquisita, la Corte di Cassazione ha chiarito che se la prova del tradimento deriva dall’illecita sottrazione del telefonino oppure dall’aver clonato lo stesso, la stessa non ha valore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione ha, infatti, ribadito che è L'utilizzo delle chat da parte del giudice di merito si rivela illegittimo con conseguente inutilizzabilità delle stesse ai fini di riscontro di quanto dichiarato dalla teste. Ciò in quanto non vi è prova idonea per ritenere acquisite in modo legittimo le conversazioni tramite Whatsapp e Telegram dal telefono, atteso che la circostanza che i coniugi avessero accesso ai rispettivi telefoni ed in particolare alle password è riferita dalla teste per averlo appreso dalla parte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tale ordinanza, tuttavia, assume rilievo, ed è destinata ad assumere sempre maggiore importanza, poichè, rispetto alle precedenti, si spinge oltre e chiarisce che l'eventuale testimonianza che conferma il tradimento, perché narrato da chi afferma di averlo subito, non può essere posto a fondamento dell'addebito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si legge, infatti, “ A tal proposito va premesso che in tema di prova testimoniale, i testimoni "de relato actoris" sono quelli che depongono su fatti e circostanze di cui sono stati informati dal soggetto che ha proposto il giudizio, così che la rilevanza del loro assunto “ sostanzialmente nulla, in quanto vertente sul fatto della dichiarazione di una parte e non sul fatto oggetto dell'accertamento, fondamento storico della pretesa; i testimoni "de relato" in genere, invece, depongono su circostanze che hanno appreso da persone estranee al giudizio, quindi sul fatto della dichiarazione di costoro, e la rilevanza delle loro deposizioni, pur attenuata perchè indiretta, è idonea ad assumere rilievo ai fini del convincimento del giudice, nel concorso di altri elementi oggettivi e concordanti che ne suffragano la credibilità”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Proprio perché i testi de relato actoris non risultano assolutamente credibili, la Corte di Cassazione ha deciso, nel caso specifico, che “ Orbene, sulla scorta dei superiori principi non può che ritenersi erronea la pronuncia impugnata nella parte in cui ha ritenuto non provata l'acquisizione illecita delle conversazioni (e quindi provata la disponibilità reciproca delle password dei dispositivi cellulari) in virtù di quanto riferito dalla teste, per come appreso dalla signora, ossia che i coniugi avevano accesso ai rispettivi telefoni. Tale circostanza risulta decisiva ai fini di ritenere utilizzabili le chat versate in atti che sono state poste a fondamento del giudizio circa l'esistenza di "una relazione sentimentale del anteriormente al suo allontanamento dalla casa coniugale ed al deposito del ricorso per separazione". Ad avviso della corte territoriale le chat hanno costituito un elemento probatorio decisivo atteso che "il contenuto delle chat evidenzia il carattere "riservato" della relazione di cui le frasi sono inequivoca espressione in un periodo in cui l'appellante conviveva ancora con la moglie".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Affido condiviso: l’assegno universale INPS va corrisposto al genitore collocatario</title>
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      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            L' art. 6 comma 4 D.lgs. n. 230/2021, nella parte in cui stabilisce che, in mancanza d’accordo tra i genitori del minore, ex coniugi, l’assegno vada attributo al genitore affidatario, è espressione di un principio generale che attiene, anzitutto, al rapporto tra gli stessi genitori e l’ente pagatore; la norma in esame, dunque, contempla una procedura diretta a consentire, senza lungaggini, l’immediato pagamento dell’assegno universale e a superare gli eventuali contrasti tra i genitori, non affidatari, che emergano nella fase di richiesta all’Inps. Tale norma non pone, però, una preclusione riguardante il giudice del divorzio che pronunci sulle istanze di affidamento dei figli minori, decidendo, come nella specie, di stabilire un affidamento condiviso. Invero, il giudice del merito ha correttamente ritenuto che l’assegno possa essere attribuito al genitore collocatario del minore, per verosimili esigenze di semplificazione, nell’interesse della prole, trattandosi del genitore che convive con il figlio e che, dunque, provvede ai bisogni e alle esigenze immediate di quest’ultimo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 22 febbraio 2025, n. 4672.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mantenimento: non spetta se non si dimostra la ricerca di lavoro
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione con la Ordinanza n 3354 del 10.02.2025 ha replicato ad un caso di sepazione con addebito specificando il perimetro dell'assegno di mantenimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sinteticamente la Cassazione ha statuito che "in applicazione del consolidato orientamento della stessa Corte le doglianze della ricorrente sono inammissibili poiché la questione della rilevante disparità delle condizioni reddituali tra i coniugi è da ritenere preclusa dall'accertamento preliminare della mancata prova dell'adeguata ricerca di lavoro tanto più che emersa la mancata accettazione di un'offerta di lavoro e la mancata allegazione dei motivi del rifiuto".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:09 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Quando la litigiosità di coppia può escludere i maltrattamenti</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/quando-la-litigiosita-di-coppia-puo-escludere-i-maltrattamenti</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Sesta Sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 1287 del 13 gennaio 2025 chiarisce quando una ordinaria litigiosità di coppia può escludere il reato di maltrattamenti in famiglia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per la Cassazione il ricorso è inammissibile: sul punto osserva che:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           a) è emerso che Tizio ha posto in essere persistenti condotte aggressive, violente, minacciose e umilianti, oltre che volte ad esercitare un controllo della vittima, protrattesi nel corso degli anni e particolarmente propiziate dall'abuso di sostanze alcooliche;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           b) a fronte di ciò è stato ritenuto irrilevante che la persona offesa abbia riconosciuto di aver talvolta reagito o perfino dato causa in talune circostanze alle condotte del ricorrente, essendo stato sottolineato che non era ravvisabile una sistematica reciprocità e una corrispondente contrapposizione di atteggiamenti aggressivi, non essendovi alcuna proporzione tra le rispettive azioni (la documentazione medica attesta l'incidenza lesiva delle condotte del ricorrente) e non potendosi ritenere le condotte del ricorrente compensate dalle reazioni della vittima;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           c) peraltro è ravvisabile solo un'ordinaria litigiosità di coppia quando le parti della relazione si confrontino, anche veementemente, ma su un piano paritetico, di reciproca accettazione del diritto di ciascuno ad esprimere il proprio punto di vista (Sez. 6, n. 37978 del 03/07/2023, B., Rv. 285273) e comunque non è configurabile alcuna forma di compensazione tra condotte penalmente rilevanti;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           d) né può attribuirsi rilievo giustificativo alle peculiari problematiche di salute del figlio, che avevano certamente concorso ad acuire la crisi di coppia, ma che non possono valere ad escludere l'illiceità delle plurime condotte maltrattanti, tali da determinare l'assoggettamento della vittima e da esporla a condizioni di vita intollerabili, tanto da aver costei più volte chiesto al ricorrente di lasciare l'abitazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:08 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>I messaggi WhatsApp e SMS sono prova nei procedimenti di separazione e divorzio</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/i-messaggi-whatsapp-e-sms-sono-prova-nei-procedimenti-di-separazione-e-divorzio</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione Civile sezione 2 con ordinanza numero 1254 del 18 gennaio 2025 ha stabilito che: " .. quanto alla contestazione del messaggio whatsapp prodotto, si rileva che i messaggi "whatsapp" e gli "sms" conservati nella memoria di un telefono cellulare sono utilizzabili quale prova documentale e, dunque, possono essere legittimamente acquisiti mediante la mera riproduzione fotografica, con la conseguente piena utilizzabilità dei messaggi estrapolati da una "chat" di whatsapp" mediante copia dei relativi "screenshot", tenuto conto del riscontro della provenienza e attendibilità degli stessi (Cass. Sez. U, Sentenza n. 11197 del 27/04/2023), quando il diretto interessato, cioè colui contro il quale sono utilizzati, ne disconosce la loro conformità all’originale (cfr. Cass. civ., Sez. 2a, sent. n. 19622/2024; sent. n. 11584/2024; ord. n.30186/2021).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Seppure non dotati di firma, questi documenti informatici sono dati giuridicamente rilevanti e, pertanto, costituiscono prova dei fatti oggetto del procedimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il disconoscimento (ex art. 2712 c.c.) dovrà essere chiaro e circostanziato ed essere supportato da prove documentali attestanti la mancata corrispondenza tra la realtà fattuale e il documento prodotto, poiché non sono sufficienti le asserzioni generiche contenute nell’atto difensivo, senza produrre le "circostanze idonee". Le copie fotografiche di scritture (art. 2719 c.c.), sottolinea l’ordinanza della Cassazione, hanno la stessa efficacia di quelle autentiche, quando la loro conformità con l'originale è attestata da un pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta. La semplice trascrizione dei messaggi WhatsApp non è utilizzabile senza la produzione dei supporti informatici contenenti le conversazioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:05 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Appropriazione indebita se lei vende i beni mobili dell'ex coniuge</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/appropriazione-indebita-se-lei-vende-i-beni-mobili-dell-ex-coniuge</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La ex moglie che non restituisce i beni mobili di proprietà dell'ex marito commette il reato di appropriazione indebita. Così ha deciso la Corte di Cassazione nella sentenza n. 47057 del 20 dicembre 2024.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la Corte di appello di Catania confermava la sentenza del Tribunale di Ragusa, che aveva condannato la ricorrente Mevia alla pena di giustizia ed al risarcimento del danno nei confronti della parte civile in relazione al reato di appropriazione indebita di oggetti di pregio appartenenti al suo ex coniuge e dei quali aveva il possesso in quanto costituenti parte dell'arredamento di quella che era stata la loro casa coniugale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione, nel rigettare il ricorso, rileva che:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           a) nel giudizio civile non si era mai fatta questione in ordine alla proprietà dei beni mobili, pacificamente riconducibili alla persona offesa ma il cui possesso, all'esito del giudizio civile, era stato attribuito alla ricorrente in quanto si trattava di oggetti facenti parte della casa coniugale a lei in un primo momento assegnata;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           b) dalla lettura di quella stessa sentenza, risulta che la persona offesa non aveva mai rivolto alla ricorrente una espressa e specifica diffida alla restituzione dei beni in discorso, venendo rigettata dal Tribunale civile di Ragusa la domanda restitutoria, tenuto conto della sua genericità e del fatto che i beni erano a corredo della casa coniugale;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           c) la linea difensiva adottata dalla ricorrente durante il corso del giudizio civile ed al suo interno, non aveva avuto lo scopo di appropriarsi di cose di proprietà altrui, bensì di mantenerne il possesso in attesa dell'esito del giudizio, comportamento fino a quel momento penalmente irrilevante che, in quanto tale, non poteva generare alcuna velleità di punizione in capo alla parte civile da veicolare attraverso una querela;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           d) al contrario, dopo due anni dal divorzio, nell'estate del 2017 - in concomitanza con un provvedimento del Tribunale civile, emesso il 6 luglio 2017, che, modificando le precedenti statuizioni, aveva assegnato la casa coniugale alla parte civile - la ricorrente aveva compiuto il primo e decisivo atto di appropriazione indebita dei beni mobili di proprietà dell'ex marito, asportandoli dalla casa coniugale ed affidandoli per la vendita ad un antiquario: di tale circostanza, la persona offesa aveva avuto contezza solo nel mese di agosto del 2017, sicché la querela, sporta il 16 agosto 2017, era tempestiva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La Cassazione sull'assegno divorzile e le rinunce professionali del coniuge più debole</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-cassazione-sull-assegno-divorzile-e-le-rinunce-professionali-del-coniuge-piu-debole</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione, con la recentissima ordinanza n. 18506/2024 dell'8 luglio 2024, ha sancito un principio di fondamentale importanza nel panorama del diritto di famiglia, segnando una svolta in merito alla valutazione delle rinunce professionali ai fini dell'assegno di divorzio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte, ribadendo il consolidato principio secondo cui l'assegno divorzile ha natura non solo assistenziale, ma anche compensativa e perequativa, ha affermato che "il contributo fornito da un coniuge alla formazione del patrimonio familiare e personale dell'altro, anche attraverso la rinuncia a proprie prospettive professionali, deve essere valorizzato ai fini della determinazione dell'assegno divorzile".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma le rinunce professionali effettuate da un coniuge in favore del benessere familiare devono essere valorizzate nella determinazione dell'assegno divorzile. Questo sviluppo giurisprudenziale introduce una nuova dimensione nella valutazione economica delle scelte di vita compiute durante il matrimonio, rafforzando l'equità e la giustizia nel contesto del divorzio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un aspetto cruciale dell'ordinanza è sicuramente il riconoscimento formale delle rinunce professionali come elemento determinante nella quantificazione dell'assegno divorzile. Gli Ermellini hanno di fatto stabilito che "le rinunce professionali, purché siano state motivate da esigenze familiari e condivise tra i coniugi, costituiscono un elemento fondamentale per valutare il contributo fornito alla famiglia".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo riconoscimento rappresenta una significativa evoluzione giurisprudenziale, poiché valorizza il lavoro di cura e assistenza tradizionalmente svolto dalle donne, che spesso comporta sacrifici economici e professionali. La Cassazione ha affermato che "il lavoro domestico e di cura, sebbene non retribuito, rappresenta un contributo economico indiretto di grande rilevanza".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per poter beneficiare del riconoscimento economico derivante dalle rinunce professionali, la Corte ha stabilito una serie di requisiti che devono essere soddisfatti. Tali requisiti garantiscono che le scelte compiute durante il matrimonio siano valutate in modo equo e giusto:I requi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            "il sacrificio delle proprie prospettive professionali deve essere determinato da esigenze familiari concrete e comportare un effettivo sacrificio per il coniuge". Inoltre, il collegamento tra la rinuncia professionale e il benessere familiare deve essere evidente.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             la decisione di abbandonare la carriera deve essere stata condivisa tra i coniugi. La Cassazione ha ribadito che "il principio di solidarietà coniugale, sancito dall'art. 156 c.c., impone che le scelte rilevanti siano prese di comune accordo". Questo significa che la rinuncia professionale non può essere considerata se non vi è stata una condivisione esplicita o implicita della decisione all'interno della coppia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la rinuncia deve aver comportato un incremento del patrimonio familiare o personale dell'altro coniuge. Come evidenziato dalla Corte, "la valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti è fondamentale per stabilire se il sacrificio del coniuge ha realmente contribuito al miglioramento delle condizioni familiari".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa pronuncia della Cassazione avrà rilevanti conseguenze pratiche sia per i Giudici di merito che per gli avvocati. I Giudici saranno chiamati a effettuare valutazioni più dettagliate, considerando non solo il reddito e il patrimonio, ma anche il lavoro domestico e di cura. Come sottolineato dalla Corte: "Il lavoro di cura e di assistenza alla famiglia deve essere considerato alla stregua di un contributo economico indiretto".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La decisione della Corte di Cassazione rappresenta un passo significativo verso una maggiore equità nel diritto di famiglia. Il riconoscimento del valore del lavoro domestico e di cura, tradizionalmente sottovalutato, segna un importante progresso nella promozione della parità tra i coniugi, come affermato dalla stessa Corte: "Il contributo non retribuito di un coniuge al benessere della famiglia non può essere ignorato nel contesto di una separazione".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:19:01 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Negato l'assegno di mantenimento se il matrimonio ha breve durata.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/negato-l-assegno-di-mantenimento-se-il-matrimonio-ha-breve-durata</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           No al mantenimento anche se il reddito della moglie è insufficiente. Lo ha precisato la Cassazione tenendo conto della brevità del matrimonio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con l'ordinanza n. 20507 dello scorso luglio, ha sottolineato infatti che non c’è alcun diritto al mantenimento, se il legame è stato di breve lunghezza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Infatti, la durata del matrimonio influenza la decisione e, se è ritenuto troppo breve e privo dell'affectio coniugalis, sarà ben possibile vedersi negato il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           diritto all’assegno di mantenimento.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:18:59 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Revoca dell'assegnazione della casa coniugale e aumento dell'assegno di divorzio</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/revoca-dell-assegnazione-della-casa-coniugale-e-aumento-dell-assegno-di-divorzio</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           CASS., SEZ. I CIV., Ordinanza, (data ud. 27/10/2023) 25/03/2024, n. 7961
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte ha espresso il seguente principio di diritto: “in tema di revisione delle condizioni di divorzio, costituisce sopravvenienza valutabile, ai fini dell'accertamento dei giustificati motivi per l'aumento dell'assegno divorzile, la revoca dell'assegnazione della casa familiare di proprietà esclusiva dell'altro ex coniuge, il cui godimento, ancorché funzionale al mantenimento dell'ambiente familiare in favore dei figli, costituisce un valore economico non solo per l'assegnatario, che ne viene privato per effetto della revoca, ma anche per l'altro coniuge, che si avvantaggia per effetto della revoca, potendo andare ad abitare la casa coniugale o concederla in locazione a terzi o comunque impiegarla in attività produttive, compiendo attività suscettibili di valutazione economica che, durante l'assegnazione all'altro coniuge, non erano consentite”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Bigenitorialità, soluzioni flessibili per casi complessi: innovativa pronuncia della Corte d’Appello di Firenze</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/bigenitorialita-soluzioni-flessibili-per-casi-complessi-innovativa-pronuncia-della-corte-dappello-di-firenze</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella recente sentenza (n. 1048/2025 del 03/06/2025) l’evoluzione giurisprudenziale nell’affidamento, trasferimento di residenza del minore e tutela del principio di bigenitorialità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La vicenda processuale trae origine da una
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           relazione more uxorio
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , dalla quale nasceva un bambino. La convivenza si interrompeva a causa dell’intollerabilità tra i due genitori, spingendo il padre a rivolgersi al Tribunale di Firenze per ottenere la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           regolamentazione dell’affidamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , della
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           frequentazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e del
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mantenimento del minore.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il padre ricorrente, nel procedimento di primo grado incardinato nel 2021, chiedeva l’affidamento condiviso del figlio con collocamento prevalente presso la madre nonché disciplinarsi il proprio diritto di visita e il mantenimento diretto del minore con la suddivisione paritaria delle spese straordinarie. La madre, resistente, si costituiva in giudizio chiedendo anch’essa l’affidamento condiviso con collocamento prevalente presso di sé, ma richiedendo un contributo mensile da parte del padre di € 1.000,00, oltre al 50% delle spese straordinarie. Il Tribunale, in sede istruttoria, disponeva la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           consulenza tecnica d’ufficio
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              al fine di valutare non solo la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           capacità genitoriale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            delle parti in causa ma anche per individuare il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           migliore regime di collocamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            del bambino. Le risultanze dell’elaborato peritale evidenziavano una
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           elevata e persistente conflittualità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tra le figure genitoriali e il Tribunale, in via prudenziale e nell’interesse del minore, disponeva un monitoraggio di sei mesi da parte dei servizi sociali, periodo questo prorogato ulteriormente,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           affidando così il minore ai Servizi Sociali territorialmente competenti.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              Successivamente, con decreto del luglio 2024, il Tribunale di Firenze disponeva
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l’affidamento definitivo del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ai Servizi sociali territorialmente competenti con collocamento prevalente presso la madre,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            un articolato
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           calendario di frequentazione del padre
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            durante il periodo scolastico e le vacanze
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , un contributo mensile del padre di € 350,00 per il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mantenimento ordinario
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , la ripartizione delle
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           spese straordinarie
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            al 60% a carico del padre e 40% della madre, oltre all’attribuzione integrale dell’Assegno Unico Universale alla madre. Sulle
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           spese di lite
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            statuiva in ordine alla
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           compensazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              delle stesse con ripartizione in
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           egual misura tra le parti delle spese di CTU.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La madre, proponeva appello impugnando innanzitutto i capi del provvedimento relativi all’affidamento ai Servizi Sociali, e poi alle modalità di frequentazione, al contributo di mantenimento e alle spese di lite. I motivi di gravame riguardavano innanzitutto
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l’affidamento del minore ai servizi sociali
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              ritenendo che tale decisione derivasse da una lettura acritica delle
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           conclusioni del CTU
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              che aveva, secondo l’appellante, in qualche modo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           alimentato il conflitto genitoriale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              anziché risolverlo. L’appellante contestava altresì come la mera conflittualità tra le parti genitoriali potesse giustificare l’affidamento del minore ai Servizi sociali, non avendo il CTU indicato specifici ambiti della
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           incapacità decisionale dei genitori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Sulle
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           modalità di frequentazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , invece, lamentava l’eccessiva fatica del minore dovuta ai continui spostamenti tra le residenze del padre e della madre, denunciando altresì una valutazione economica squilibrata per quanto concerneva la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           misura dell’assegno di mantenimento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            a carico del padre poiché sproporzionato e inferiore alle reali capacità reddituali di quest’ultimo. Il padre si costituiva proponendo appello incidentale per ottenere la pariteticità dei tempi estivi, l’alternanza nelle festività natalizie e la riduzione del contributo di mantenimento. Durante il giudizio d’appello, la madre depositava un’istanza urgente per autorizzare il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           trasferimento del minore,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            istanza motivata da esigenze lavorative di quest’ultima. Il padre si opponeva all’istanza sostenendo che il trasferimento fosse
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           contrario al principio di bigenitorialità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e chiedendo, in subordine, la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           modifica del collocamento prevalente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in suo favore qualora la madre si fosse trasferita. La Corte d’Appello tratteneva la causa in decisione decidendo sia sui motivi di appello che sull’istanza di trasferimento, con la particolare complessità di dover bilanciare le esigenze lavorative della madre, il diritto del minore alla bigenitorialità e l’interesse superiore del bambino di soli anni quattro.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La sentenza della Corte d’Appello di Firenze n. 1048/2025
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La sentenza in commento rappresenta un caso emblematico – e al tempo stesso affascinante – di come il diritto di famiglia contemporaneo si trovi oggi a fronteggiare una sfida cruciale:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           bilanciare il principio di bigenitorialità con l’interesse superiore del minore e i diritti fondamentali dei genitori,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              come quello alla libertà di scegliere dove vivere e lavorare. In un contesto sociale in continuo mutamento, dove
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mobilità geografica e nuove configurazioni familiari diventano sempre più frequenti, il diritto è chiamato ad evolversi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . La decisione in esame non solo risponde a questa esigenza di modernizzazione, ma lo fa in modo virtuoso e sorprendente: dimostra che, con intelligenza giuridica e apertura al cambiamento, è possibile trovare un equilibrio tra esigenze apparentemente inconciliabili. Come? Ricorrendo a strumenti innovativi, tra cui le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tecnologie digitali
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che oggi consentono
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           forme di genitorialità condivisa impensabili fino a pochi anni fa.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L’approccio adottato dalla Corte si distingue per una sensibilità concreta e attenta alle reali esigenze dei minori coinvolti, andando ben oltre la rigida applicazione di principi astratti. In linea con l’evoluzione più recente della giurisprudenza, la decisione dimostra come sia possibile affrontare
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           casi complessi con soluzioni flessibili
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e capaci di tenere conto delle peculiarità di ogni singola situazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un esempio virtuoso e potenzialmente replicabile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in contesti analoghi che offre
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           un modello equilibrato per gestire i conflitti tra le parti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
             nella rivendicazione dei propri diritti. Un precedente significativo, dunque, che apre la strada a una giustizia più aderente alla realtà e vicina alle persone.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L’affidamento del minore ai servizi sociali 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La parte più rilevante della pronuncia in esame concerne la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           riforma della statuizione relativa all’affidamento del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , originariamente disposto in favore dei servizi sociali,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           e sostituito dalla Corte con l’affidamento condiviso ai genitori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Come correttamente rilevato dai giudici d’appello, l’art. 337-ter c.c. prevede che
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l’affidamento condiviso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              rappresenti la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           regola generale nel diritto di famiglia,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            derogabile solo in presenza di circostanze eccezionali che rendano tale modalità contraria all’interesse del minore. In questo senso, la Corte ha fatto puntuale applicazione del consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mera conflittualità tra i genitori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              – pur se significativa – non può, di per sé sola, giustificare l’affidamento del minore ai servizi sociali. Importante, in tal senso, richiamare l’ordinanza n. 24637/2021 della Corte di Cassazione, che chiarisce come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non possa ritenersi automaticamente escluso l’affidamento condiviso in presenza di conflitti tra i genitori,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            poiché ciò ne limiterebbe l’applicazione a casi del tutto residuali, svuotandone di fatto la portata generale. La Corte d’Appello ha quindi valutato correttamente che, nonostante permangano elementi di tensione tra le parti, non sussistevano più le condizioni per mantenere l’affidamento del minore ai servizi sociali, tenuto conto sia delle
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           capacità genitoriali dimostrate da entrambi i genitori sia dell’assenza di pregiudizi concreti a carico del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              stesso. In tal senso si vuole richiamare anche l’ulteriore pronuncia della Suprema Corte, ordinanza n. 31571/2024, secondo cui la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           conflittualità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , se contenuta entro limiti tollerabili e non pregiudizievoli per l’equilibrio psico-fisico della prole,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non costituisce ostacolo all’adozione del regime preferenziale dell’affidamento condiviso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il trasferimento di residenza e la tutela del principio di bigenitorialità 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La questione relativa al trasferimento del minore presso l’uno o l’altro genitore si conferma tra i temi centrali – e al contempo più delicati – del diritto di famiglia contemporaneo, in cui il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           bilanciamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              tra il principio di bigenitorialità e i diritti fondamentali della persona
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           impone un’attenta valutazione del caso concreto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Con orientamento ormai consolidato, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ribadito che il diritto del genitore a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           determinare liberamente la propria residenza e sede lavorativa
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              costituisce espressione di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           libertà personale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tutelata a livello costituzionale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              (Cass. civ., ord. n. 5604/2020, tra le altre). In tale ottica,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           qualsiasi limitazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            a tali diritti deve essere giustificata da un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           concreto e prevalente interesse del minore,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e non può fondarsi su mere esigenze astratte di conservazione dello
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           status quo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Nel caso in esame, la Corte ha ritenuto di dover dare
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           prevalenza al diritto della madre al trasferimento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , in quanto motivato da
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           comprovate esigenze lavorative e professionali non eludibili,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            escludendo che la scelta fosse frutto di valutazioni arbitrarie o dettate da mere convenienze personali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Al contempo, ha
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ridefinito il regime frequentazione padre-figlio
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , prevedendo soluzioni che, seppur adattate alle
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           nuove condizioni logistiche
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , potessero garantire comunque
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tempi significativi di relazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tra il minore e il genitore non collocatario. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si tratta, dunque, di una decisione che ben esemplifica l’approccio casistico e bilanciato della giurisprudenza di merito, volto a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           contemperare i diritti costituzionalmente garantiti dei genitori con il superiore interesse del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              alla
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           conservazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           di legami affettivi stabili e continuativi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              con
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           entrambe
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            le figure genitoriali. Dello stesso orientamento la pronuncia della Corte d’Appello di Catanzaro che con la sentenza n. 6/2024 ha stabilito che il trasferimento della residenza del genitore affidatario in un’altra città non costituisce di per sé un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           motivo ostativo all’affidamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . La decisione sottolinea infatti che spetta al giudice valutare,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           caso per caso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , quale collocamento sia più
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           funzionale all’interesse della prole,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            considerando esclusivamente la soluzione che vada a garantire il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           benessere e lo sviluppo equilibrato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            del bambino o della bambina. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La regolamentazione innovativa del diritto di visita a distanza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Particolarmente apprezzabile è la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disciplina dettagliata del diritto di visita
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            elaborata dalla Corte che tiene conto delle specificità derivanti dalla distanza geografica tra le due abitazioni. Il regime previsto - primo, terzo ed eventuale quinto fine settimana del mese, con
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           alternanza delle responsabilità di accompagnamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            del minore tra i genitori- rappresenta un esempio di come il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           principio di bigenitorialità possa essere preservato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            anche in presenza di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           trasferimenti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            a notevole distanza. La previsione di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           videochiamate quotidiane di quindici minuti,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            inserite nella fascia oraria dedicata, dimostra come il diritto di famiglia si stia evolvendo e adattando alle moderne tecnologie di comunicazione, per mantenere e rafforzare i rapporti affettivi anche a distanza. Questa soluzione trova
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           conferma anche nella giurisprudenza più recente,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che ha riconosciuto l’importanza degli strumenti telematici nel
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           garantire la continuità del rapporto tra genitore e figlio.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
             A tal proposito, la Cassazione Civile, con l’ordinanza n. 22083/2024, ha sottolineato che «
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il principio della bigenitorialità e della frequentazione paritaria tra genitore e figlio ha natura tendenziale e non assoluta. Il giudice di merito, nell’interesse morale e materiale del minore, può legittimamente disporre un assetto che si discosti dalla perfetta parità dei tempi di permanenza presso ciascun genitore
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La determinazione dell’assegno di mantenimento e la valutazione delle condizioni economiche
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sul fronte economico, la Corte d’Appello di Firenze ha mostrato particolare attenzione nell’analizzare le effettive
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disponibilità patrimoniali delle parti.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come previsto dall
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ’articolo 337 ter del codice civile
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , la determinazione dell’assegno deve tenere conto delle
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           esigenze attuali del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , del
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tenore di vita vissuto durante la convivenza,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dei
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tempi di permanenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            presso
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ciascun genitore, delle risorse economiche di entrambi e del valore economico dei compiti domestici e di cura
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . La Corte ha adottato correttamente questi parametri, riconoscendo che la madre sosterrà maggiori oneri diretti per la cura del bambino e, di conseguenza, ha disposto un aumento della quota di mantenimento a carico del padre rispetto al passato. Questo incremento tiene anche conto dei maggiori costi che la madre dovrà sostenere per i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           trasferimenti del bambino legati al diritto di visita.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L’esercizio disgiunto della responsabilità genitoriale per le questioni di ordinaria amministrazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un altro aspetto molto interessante e innovativo della sentenza riguarda la possibilità di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           esercitare la responsabilità genitoriale in modo disgiunto per le questioni di ordinaria amministrazione,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            come previsto dal
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           terzo comma dell’articolo 337 ter del codice civile
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa soluzione si rivela particolarmente adatta, soprattutto considerando la distanza geografica tra i genitori, che renderebbe complicato e poco pratico doversi consultare ogni volta su questioni di minore importanza. La distinzione tra decisioni di maggiore interesse, come quelle relative all’istruzione, alla salute o alla residenza del minore, che devono essere prese di comune accordo, e le questioni di ordinaria amministrazione, che possono essere gestite separatamente, rappresenta un equilibrio molto ragionevole.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In questo modo si evita di bloccare la gestione quotidiana del bambino, permettendo ai genitori di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           agire in modo più autonomo su questioni di routine, senza perdere di vista il principio fondamentale della bigenitorialità.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La Suprema Corte, con l’ordinanza n.31571/2024, ha anche sottolineato che le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           decisioni più importanti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , come quelle relative all’educazione, alla salute e alla residenza del minore, devono essere prese
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           di comune accordo tra i genitori.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              Tuttavia, per le questioni di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ordinaria amministrazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , il giudice può stabilire che i genitori esercitino
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           responsabilità in modo separato,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            favorendo così un percorso
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           più pratico e funzionale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            per il benessere del bambino. Infine, la questione della
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           compensazione totale delle spese processuali
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              ci porta a riflettere sulla natura assai particolare e delicata dei procedimenti di famiglia. In questi casi, l’obiettivo principale degli operatori del diritto non si limita semplicemente a stabilire chi ha ragione o torto, ma va molto oltre: si tratta di trovare la soluzione più adatta a tutelare al meglio l’interesse del minore. È un percorso che richiede un’attenzione particolare, perché coinvolge entrambi i genitori, che devono essere responsabili e collaborare per il bene del bambino. In sostanza, si tratta di un processo che mira a mettere al primo posto il benessere del minore, e in questo contesto, entrambi i genitori hanno un ruolo fondamentale e devono assumersi le proprie responsabilità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Profili critici e considerazioni de iure condendo e la tutela dell’interesse superiore del minore nella giurisprudenza europea
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pur apprezzando l’impianto complessivo della decisione, è possibile individuare alcuni aspetti che meritano una
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            riflessione più profonda. In primo luogo, si può evidenziare la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           durata
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            complessiva del procedimento, iniziato nel
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            2021 e conclusosi nel 2025, che mette in luce le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           criticità del sistema processuale in materia di famiglia.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            lasso di tempo, infatti, evidenzia come i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tempi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di definizione delle questioni siano spesso
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           incompatibili con le
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           esigenze di tutela e di evoluzione dei bisogni dei minori. In secondo luogo, si può osservare come la gestione della conflittualità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tra i genitori, attraverso un lungo periodo di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           affidamento ai servizi sociali,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            pur essendo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comprensibile nelle circostanze specifiche del caso, sollevi interrogativi circa l’efficacia di tale strumento anche
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            come soluzione temporanea. D’altra parte, la previsione di poter ricorrere a un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           coordinatore genitoriale scelto dai
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           genitori rappresenta senza dubbio un’alternativa più moderna e meno invasiva
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            per la gestione dei conflitti tra le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           parti, offrendo un approccio più flessibile e orientato alla collaborazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La decisione si inserisce inoltre nel più
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ampio contesto della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dell’Uomo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che ha progressivamente sviluppato il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           principio dell’interesse superiore del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            come criterio
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           fondamentale nelle decisioni che lo riguardano. In effetti, l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tutela il diritto al
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rispetto della vita privata e familiare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ma richiede un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           bilanciamento attento tra i diritti dei
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           genitori e l’interesse del minore.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In situazioni di conflitto tra le parti, la giurisprudenza europea tende a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            privilegiare
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sempre l’interesse del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , riconoscendo questa come la priorità assoluta nelle decisioni che lo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           coinvolgono.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ancora prima dei diritti dei genitori, il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           diritto alla bigenitorialità rappresenta un diritto del minore,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           evidenziato dalla giurisprudenza della Suprema Corte, tra cui l’ordinanza n. 29690/2024. In questa pronuncia, si
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            afferma che tale diritto “deve essere necessariamente declinato attraverso criteri e modalità concrete dirette a realizzare il suo migliore interesse”, principio che non può essere mai trascurato o disatteso.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il principio dell’interesse superiore del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            costituisce quindi il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           criterio guida in tutte le decisioni che lo riguardano.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A conferma di ciò, si richiama anche l’ordinanza n. 197/2024 della Suprema Corte di Cassazione, secondo cui “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           materia di affidamento e di collocamento dei minori, il criterio fondamentale è costituito dall’esclusivo interesse morale e materiale della prole
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ”. Questo principio impone di privilegiare la soluzione più idonea a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ridurre al minimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e a favorire lo sviluppo equilibrato della personalità del minore,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            richiedendo un giudizio prognostico sulla
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           capacità di ciascun genitore di crescere ed educare il figlio nel miglior modo possibile.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In sintesi, tutte queste pronunce sottolineano come il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rispetto dell’interesse del minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              debba essere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sempre al
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           centro delle decisioni,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            garantendo che ogni intervento sia orientato a favorire il suo benessere e la sua crescita
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           armoniosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Conclusioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La sentenza della Corte d’Appello di Firenze oggetto di commento rappresenta dunque un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           contributo di grande rilievo all’evoluzione del diritto di famiglia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , evidenziando come sia possibile trovare
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           un equilibrio tra principi apparentemente in conflitto attraverso l’adozione di soluzioni innovative e mirate.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
              Questa decisione dimostra infatti che, pur rispettando le specificità del caso concreto, è possibile adottare approcci che tengano conto delle esigenze reali dei minori coinvolti, ponendo al centro della valutazione il loro interesse superiore. L’importanza di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           un’interpretazione flessibile e dinamica delle norme, che favorisca il rispetto dei diritti dei minori e la tutela della bigenitorialità,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            senza rinunciare alla tutela dei
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           principi fondamentali del diritto di famiglia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            apre una strada verso un diritto più sensibile alle realtà quotidiane delle famiglie e alle esigenze di tutela dei soggetti più vulnerabili, contribuendo a un’evoluzione normativa e giurisprudenziale che mira a garantire il benessere e lo sviluppo equilibrato dei minori che non solo devono essere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tutelati ma anche rispettati.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           *Avv. Ylli Pace – Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 14 Jul 2025 13:26:05 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>GIURISPRUDENZA</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/giurisprudenza</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           CASS., SEZ. VI PEN., (data ud. 27/02/2024) 20/03/2024, n. 11724
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Maltrattamenti in famiglia: comportamento della vittima e rilevanza penale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Nel caso di specie, la Corte si è pronunciata sul ricorso proposto dall’imputato, condannato nel merito, per i delitti di maltrattamenti a danno delle due figlie minorenni, contestando, con il primo motivo, l’insussistenza dell’elemento soggettivo del delitto in ordine alla reciprocità delle offese.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           In parte motiva, la Corte, nel rigettare il ricorso, ha ritenuto sussistente l’elemento psicologico in capo all’imputato, fondato sulla consapevolezza da parte del ricorrente di persistere in un'attività vessatoria ai danni delle figlie, manifestatasi in violenze fisiche ed in una sistematica e pesante condotta ingiuriosa e minacciosa – in talune occasioni addirittura versando in stato di ubriachezza – espressa anche fisicamente, lanciando e rompendo oggetti di casa, la cui valenza penalmente rilevante non può essere considerata elisa dal tentativo di risposta delle persone offese che, nel vano tentativo si sottrarsi alle condotte vessatorie del padre, si sono difese.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           La Corte ha, infatti, riaffermato l’orientamento secondo il quale lo stato di inferiorità psicologica della vittima non deve necessariamente tradursi in una situazione di completo abbattimento, ma può consistere anche in un avvilimento generale conseguente alle vessazioni patite, non escludendo sporadiche reazioni vitali ed aggressive della vittima la sussistenza di uno stato di soggezione a fronte dei soprusi abituali, in quanto il reato non è escluso per effetto della maggiore capacità di resistenza dimostrata dalla persona offesa, non essendo elemento costitutivo della fattispecie incriminatrice la riduzione della vittima a succube dell'agente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Rigettando il ricorso, l’imputato è stato conseguentemente condannato al pagamento delle relative spese processuali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           CASS., SEZ. I CIV., Ordinanza, (data ud. 27/10/2023) 25/03/2024, n. 7961
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Divorzio – Revoca assegnazione della casa coniugale – aumento assegno di divorzio
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con sentenza pubblicata nel 2014, veniva dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto con assegnazione della casa familiare alla moglie, con la quale erano collocati i figli minori. Tuttavia, una volta che questi sono divenuti maggiorenni, il ricorrente adiva il Tribunale per revocare l’assegnazione della casa coniugale alla moglie. La moglie si costituiva dichiarando di poter lasciare l’immobile, chiedendo, tuttavia, anche l’aumento dell’assegno divorzile da versare nei suoi confronti, nonché l’accollo all’ex marito, dato che aveva reso autonomo il figlio per sua scelta esclusiva, di tutte le spese straordinarie mediche, scolastiche e ludiche, con esclusione del concorso della madre al sostentamento dello stesso.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale accoglieva il ricorso, disponendo la revoca dell'assegnazione della casa familiare, rigettando per il resto le domande della moglie. Questa, allora, adiva la Corte d’Appello con impugnazione, all’esito della quale, rovesciando l’esito del primo grado, la Corte revocava l’obbligo di contribuzione al 50% a tutte le spese straordinarie in favore del figlio, maggiorenne ed autosufficiente, ma onerava il reclamato al pagamento di un contributo al mantenimento in favore della ex moglie, aumentato a seguito della revoca dell’assegnazione della casa familiare.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Avverso la pronuncia della Corte proponeva ricorso per cassazione il reclamato, ravvisando nella pronuncia della Corte, la violazione di legge per aver la stessa disposto l’aumento dell’assegno divorzile senza che il richiedente avesse assolto l'onere di fornire la prova del peggioramento della propria situazione economica e per avere riconosciuto rilevanza, nell'ambito del procedimento di revisione delle condizioni di divorzio, a fatti il cui apprezzamento era già avvenuto nel procedimento di divorzio ai fini della determinazione della spettanza dell'assegno.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           La Corte, nel ritenere infondato il motivo così come formulato dal ricorrente, ha espresso il seguente principio di diritto: “in tema di revisione delle condizioni di divorzio, costituisce sopravvenienza valutabile, ai fini dell'accertamento dei giustificati motivi per l'aumento dell'assegno divorzile, la revoca dell'assegnazione della casa familiare di proprietà esclusiva dell'altro ex coniuge, il cui godimento, ancorché funzionale al mantenimento dell'ambiente familiare in favore dei figli, costituisce un valore economico non solo per l'assegnatario, che ne viene privato per effetto della revoca, ma anche per l'altro coniuge, che si avvantaggia per effetto della revoca, potendo andare ad abitare la casa coniugale o concederla in locazione a terzi o comunque impiegarla in attività produttive, compiendo attività suscettibili di valutazione economica che, durante l'assegnazione all'altro coniuge, non erano consentite”.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Al rigetto del ricorso, ne consegue il relativo pagamento delle spese processuali, che seguono la soccombenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           CASS., SEZ. UNITE CIV, Sentenza., (data ud. 05/12/2023) 07/03/2024, n. 6229
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Divorzio – Assegno di divorzio – Spettanza quota incentivo all’esodo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute, a seguito dell’ordinanza di rimessione della Prima sezione al Primo Presidente, nel caso di specie, in ragione dell'esistenza di pronunce contrastanti sul tema della spettanza della quota al coniuge sull'incentivo all'esodo.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           La questione su cui vertono i due mezzi di censura della ricorrente principale si inscrive nel tema, più ampio, della delimitazione della fattispecie normativa di cui all’art. 12-bis L. n. 898 del 1970, con particolare riguardo a quanto ne costituisce oggetto, oltre al T.F.R. e altre indennità di lavoro.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           In dottrina si è sottolineato come proprio la connotazione esclusivamente retributiva del trattamento di fine rapporto possa aver indotto il legislatore all'introduzione della disciplina dell'art. 12-bis.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           In effetti, una volta che si individui nel trattamento di fine rapporto una retribuzione del prestatore d'opera che matura nel corso dell'esecuzione del contratto lavoro - ma che diviene esigibile solo alla cessazione di questo -, riesce difficile giustificare la mancata attribuzione di una quota di tale retribuzione al coniuge che abbia diritto all'assegno di divorzio.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Il fondamento del diritto in questione è, del resto, lo stesso che su cui poggia il riconoscimento dell'assegno divorzile: l'attribuzione patrimoniale risponde, cioè, alle medesime finalità, assistenziale e perequativo-compensativa, cui obbedisce, secondo il noto arresto di queste Sezioni Unite (Cass. Sez. Unite civ., 11/07/2018, n. 18287), l'assegno in questione.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Tuttavia, con riguardo all’incentivo all’esodo, la Corte ha escluso l’applicabilità dell’art. 12-bis della legge sul divorzio, in vista del fatto che questo trova fonte pattizia sull’accordo datore-dipendente di concludere anticipatamente il rapporto di lavoro e non matura, invece, autonomamente nel decorso del rapporto stesso, enunciando il seguente principio di diritto: "La quota dell'indennità di fine rapporto spettante, ai sensi dell'art. 12-bis della L. n. 898 del 1970 n. 898, introdotto dall'art. 16 L. n. 74 del 1987, al coniuge titolare dall'assegno divorzile e non passato a nuove nozze, concerne non tutte le erogazioni corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, ma le sole indennità, comunque denominate, che, maturando in quel momento, sono determinate in proporzione della durata del rapporto medesimo e dell'entità della retribuzione corrisposta al lavoratore; tra esse non è pertanto ricompresa l'indennità di incentivo all'esodo con cui è regolata la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro".
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           In ragione del fatto che la presente pronuncia è resa su di un contrasto di giurisprudenza, la Corte ha ritenuto giustificata la compensazione integrale delle spese del giudizio di legittimità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 28 May 2024 14:28:57 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La suprema corte sulla decorrenza dell'indennità dovuta per l'uso esclusivo della casa coniugale da parte del coniuge separato</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-suprema-corte-sulla-decorrenza-dell-indennita-dovuta-per-l-uso-esclusivo-della-casa-coniugale-da-parte-del-coniuge-separato</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione con ordinanza n. 10264/2023 del 18 aprile 2023 ha sancito che l’ex coniuge separato, comproprietario dell’immobile adibito a casa coniugale, può ottenere il pagamento di un indennizzo da parte dell’altro coniuge che lo occupa in via esclusiva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ chiaro che il riferito immobile non deve essere stato oggetto di provvedimento di assegnazione in favore dell’altro coniuge, in quanto in tal caso l’uso esclusivo è legittimato da un provvedimento giudiziale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per cui ha chiarito la Corte che per ottenere l’indennizzo legato all’uso esclusivo sono necessarie ulteriori condizioni quali:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ol&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che la natura del bene di proprietà comune non ne permetta un simultaneo godimento da parte dei comproprietari, ad esempio quando non vi è avvicendamento con un uso turnario da parte dei comproprietari, in quanto non ne è impedito il godimento individuale;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in secondo luogo è necessaria una richiesta formale di rilascio dell’immobile ovvero un istanza di utilizzo (anche turnario) o di ricevere una quota dei frutti non goduti. Da questo momento, tra l’altro, decorre il diritto all’indennità e non dall’emissione dei provvedimenti presidenziali o dalla sentenza di separazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ol&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pertanto la Corte di Legittimità ha cassato con rinvio alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, che nel decidere la controversia si dovrò attenere al principio di diritto secondo cui “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in materia di comunione del diritto di proprietà, allorché per la natura del bene o per qualunque altra circostanza non sia possibile un godimento diretto tale da consentire a ciascun partecipante alla comunione di fare parimenti uso della cosa comune, secondo quanto prescrive l’art. 1102 c.c., i comproprietari possono deliberarne l’uso indiretto. In mancanza di deliberazione, il comproprietario che durante il periodo di comunione abbia goduto l’intero bene da solo senza un titolo che giustificasse l’esclusione degli altri partecipanti alla comunione, deve corrispondere a questi ultimi, quale ristoro per la privazione dell’utilizzazione pro quota del bene comune e dei relativi profitti, i frutti civili con decorrenza dalla data in cui allo stesso perviene manifestazione di volontà degli altri comproprietari di avere un uso turnario o comunque di godere per la loro parte del bene”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.ami-avvocati.it/wp-content/uploads/2023/05/Cassazione-civile-ordinanza-10264-2023.pdf" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cassazione-civile-ordinanza-10264-2023
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Presidente AMI Salerno – Coordinatore Nazionale AMI
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:32:09 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Negato il trasferimento a una madre e ai figli in un'altra città. Viene leso il diritto alla bigenitorialità.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/negato-il-trasferimento-a-una-madre-e-ai-figli-in-un-altra-citta-viene-leso-il-diritto-alla-bigenitorialita</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Napoli concede il “divorzio” ad una coppia. Qualche tempo dopo la moglie deposita un ricorso mediante il quale chiede la modifica delle condizioni dettate dal Tribunale ed in particolare chiede di essere “autorizzata” a trasferirsi, per motivi lavorativi che dimostra, a vivere al nord, a circa 850 km di distanza, con i figli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale viste le prove dell’offerta lavorativa accoglie questa richiesta anche perché valuta “le inequivoche volontà espresse dai minori, intese come favorevoli al trasferimento, in particolare sulla volontà dei minori ha affermato: «atteso - i minori - sono parsi al giudice, che li ha ascoltati in presenza della Dr.ssa F.F. dell'UPP, hanno dichiarato entrambi di essere felici di trasferirsi a Pordenone, città che già conoscono per esservi stati spesso con la madre ed il suo compagno, di aver già visto le scuole presso le quali saranno iscritti, di essere certi del fatto che, in caso di loro disagio tornerebbero a Napoli, come promesso dalla madre, di non aver alcuna intenzione di sostituire il padre con la figura del compagno della madre, di essere certi di tornare a Napoli ogni qualvolta lo vorranno e che il padre potrà recarsi da loro senza alcun problema, di farsi portavoce anche della piccola sorella».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il marito della donna, papà dei 3 bambini della coppia, impugna in Corte di Appello il provvedimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione, I sezione, Presidente Francesco Antonio Genovese, evidenzia come “il trasferimento dei tre figli in località distante parecchi chilometri da quella di residenza del padre non potrà non essere di ostacolo alla frequentazione del genitore coi figli nonostante al primo sia stata riconosciuta la «facoltà di vederli e tenerli quando desidera». Infatti, la Corte di merito non ha valutato quella considerevole distanza tra le due città che non consente frequentazioni giornaliere, se non della durata di poche ore, ma al contrario solo visite di più giorni, data la notevole durata del viaggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tenendo poi conto che i figli frequentando la scuola, corsi sportivi, palestra, etc., non possono certo assentarsi troppo tempo dalla città di residenza, quantomeno nel lungo periodo scolastico, senza individuare idonee compensazioni. Il trasferimento potrebbe configurare una violazione del diritto alla bigenitorialità anche in quanto la Corte di merito non ha valutato in alcun modo la questione, limitandosi a riportare le dichiarazioni rese dai due fratelli. ma non risulta sia stata ascoltata la sorella più piccola. Cass. civ., Sez. I, Ord., (data ud. 21/03/2024) 07/05/2024, n. 12282
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione con ordinanza n. 10264/2023 del 18 aprile 2023 ha sancito che l’ex coniuge separato, comproprietario dell’immobile adibito a casa coniugale, può ottenere il pagamento di un indennizzo da parte dell’altro coniuge che lo occupa in via esclusiva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ chiaro che il riferito immobile non deve essere stato oggetto di provvedimento di assegnazione in favore dell’altro coniuge, in quanto in tal caso l’uso esclusivo è legittimato da un provvedimento giudiziale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per cui ha chiarito la Corte che per ottenere l’indennizzo legato all’uso esclusivo sono necessarie ulteriori condizioni quali:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ol&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che la natura del bene di proprietà comune non ne permetta un simultaneo godimento da parte dei comproprietari, ad esempio quando non vi è avvicendamento con un uso turnario da parte dei comproprietari, in quanto non ne è impedito il godimento individuale;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in secondo luogo è necessaria una richiesta formale di rilascio dell’immobile ovvero un istanza di utilizzo (anche turnario) o di ricevere una quota dei frutti non goduti. Da questo momento, tra l’altro, decorre il diritto all’indennità e non dall’emissione dei provvedimenti presidenziali o dalla sentenza di separazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ol&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pertanto la Corte di Legittimità ha cassato con rinvio alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, che nel decidere la controversia si dovrò attenere al principio di diritto secondo cui “in materia di comunione del diritto di proprietà, allorché per la natura del bene o per qualunque altra circostanza non sia possibile un godimento diretto tale da consentire a ciascun partecipante alla comunione di fare parimenti uso della cosa comune, secondo quanto prescrive l’art. 1102 c.c., i comproprietari possono deliberarne l’uso indiretto. In mancanza di deliberazione, il comproprietario che durante il periodo di comunione abbia goduto l’intero bene da solo senza un titolo che giustificasse l’esclusione degli altri partecipanti alla comunione, deve corrispondere a questi ultimi, quale ristoro per la privazione dell’utilizzazione pro quota del bene comune e dei relativi profitti, i frutti civili con decorrenza dalla data in cui allo stesso perviene manifestazione di volontà degli altri comproprietari di avere un uso turnario o comunque di godere per la loro parte del bene”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò, Presidente AMI Salerno 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fonte: https://www.ami-avvocati.it/?p=8770
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:28:59 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.sgfmatrimonialisti.it/negato-il-trasferimento-a-una-madre-e-ai-figli-in-un-altra-citta-viene-leso-il-diritto-alla-bigenitorialita</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Come regolarsi con il pagamento della rata mensile della scuola privata, nell'era del Covid-19</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/come-regolarsi-con-il-pagamento-della-rata-mensile-della-scuola-privata-nell-era-del-covid-19</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per rispondere compiutamente alla questione afferente l’obbligatorietà del pagamento della rata mensile della scuola privata, in considerazione dello stato di temporanea chiusura dell’istituto a causa della pandemia in corso, è preliminare fornire un inquadramento normativo dell’istituto ad esso sotteso. In particolare, il detto rapporto contrattuale va qualificato come un contratto sinallagmatico a prestazioni corrispettive, ovvero in cui le prestazioni dovute dalle parti sono tra loro connesse, al punto che l'una costituisce il corrispettivo dell'altra. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Infatti, nel caso della scuola, a fronte dell’obbligo della struttura di erogare il servizio scolastico, corrisponde l’ obbligo degli alunni di pagare la retta scolastica: tuttavia, in virtù della legittima chiusura (temporanea) dell’istituto, dettata, appunto, da una causa di forza maggiore quale quella della epidemia in corso (Coronavirus), che giustifica un mancato e/o diminuito adempimento di una obbligazione, può corrispondere l’altrettanto legittima sospensione del pagamento delle retta relativamente al periodo di chiusura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tanto trova conforto nel disposto di cui all’art. 1256 c.c., a mente del quale «L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento... ».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ne consegue che, seguendo questo ragionamento, potrebbe validamente sostenersi che, a fronte della sussistenza di una causa non imputabile al debitore ex art. 1256 c.c, ovvero di un provvedimento governativo che ha imposto la chiusura delle scuole, la prestazione è divenuta impossibile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Altrimenti detto, il “factum principis” ossia l’ordine della autorità che vieta di effettuare la prestazione ha determinato, per la scuola debitrice, l’impossibilità di erogare il servizio, esonerandola dalla responsabilità contrattuale, nel senso che essa non sarà certamente tenuta ad alcun risarcimento di danni per la mancata fruizione del servizio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tuttavia, trattandosi di contratto sinallagmatico, secondo cui, ex art. 1463 c.c.: «Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta , secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito», essendo specularmente divenuto inutilizzabile il servizio da parte dei creditori- alunni(essendo ad essi precluso l’accesso alle aule), la scuola non avrebbe alcun diritto a percepire l’importo della retta per il periodo in cui resta chiusa (e le somme eventualmente già versate quale corrispettivo per il periodo interessato dal “blocco” dovrebbero essere restituite). Nemmeno potrebbe parlarsi, nel caso di specie, di risoluzione definitiva del contratto, ma solo di momentanea sospensione (con esonero di entrambe le parti dall’adempimento delle rispettive prestazioni fino a che resterà in vigore il provvedimento inibitorio), atteso che l’impossibilità di eseguire la prestazione è da ritenersi temporanea, essendo prevedibile che la situazione da Covid-19 sia destinata a cessare, con conseguente ripresa delle attività finora precluse.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qualche dubbio sulla effettiva impossibilità di eseguire la prestazione da parte della scuola e dunque sulla completa liberazione da ogni responsabilità di natura contrattuale dell’istituto scolastico potrebbe però derivare dalla circostanza che, in effetti, il divieto di erogazione della prestazione di natura didattica non dovrebbe riguardare le attività svolte a mezzo gli strumenti informatici (cd. didattica on line). 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In realtà si potrebbe agevolmente sostenere, anche richiamandosi a quanto precisato da autorevole dottrina sul punto, che la scuola non sarebbe tenuta, per ovviare al factum principis, ad organizzarsi con la didattica on line (soprattutto se ciò comporta importanti esborsi economici); anche perché, d’altro canto, la prestazione promessa dall’ente scolastico prevede, di norma, un contatto diretto tra alunni ed insegnanti e lo svolgimento di attività in aula, cosa che , è effettivamente divenuta impossibile poiché non può (più) essere materialmente eseguita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al più, la didattica on line potrebbe essere uno strumento alternativo con il quale le parti potrebbero ovviare all’emergenza, accordandosi sulla diversa modalità di erogazione del servizio e sulla conseguente ridefinizione dell’aspetto economico: ciò, sempre a patto che, le dette modalità alternative non fossero già state previste ed accettate al momento della nascita del rapporto contrattuale tra le parti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tale ultimo caso, infatti, non potrebbe validamente applicarsi l’art. 1463 cc e dunque non si potrebbe invocare la legittimità nella mancata corresponsione della retta scolastica, che dovrebbe invece essere corrisposta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sarebbe opportuno dunque verificare quanto contenuto nel contratto ed eventualmente prendere accordi diretti con il dirigente scolastico al fine di trovare una soluzione che possa contemperare le esigenze comuni. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Laura Fasulo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:27:34 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Affidamento ai  tempi del CORONAVIRUS: come comportarsi.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/affidamento-ai-tempi-del-coronavirus-come-comportarsi</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il diritto di visita dei figli, nel caso di coppie separate, divorziate o in fase disgregazione, non può dirsi sospeso, nemmeno nel periodo del Coronavirus.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In particolare, con riferimento espresso al c.d. diritto di visita del genitore non collocatario della prole (rectius: alla regolamentazione dei tempi di permanenza del figlio presso ciascuno dei genitori) si era posto il quesito se gli spostamenti dei genitori per prendere e riportare i figli potessero considerarsi o meno necessari e dunque fossero o meno leciti. Ebbene, il Tribunale di Milano, sez. IX, 11 marzo 2020, Dott.ssa Piera Gasparini, ha avuto modo di pronunciarsi sul punto chiarendo che: 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             “le previsioni di cui all'art. 1, comma 1, Lettera a), del DPCM. 8 marzo 2020 n. 11 non siano preclusive dell'attuazione delle disposizioni di affido e collocamento dei minori, laddove consentono gli spostamenti finalizzati a rientri presso la "residenza o il domicilio", sicchè alcuna "chiusura" di ambiti regionali può giustificare violazioni, in questo senso, di provvedimenti di separazione o divorzio vigenti;” 
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            “anche le FAQ diramate dalla Presidenza del CDM in data 10.3.2020 indicano al punto 13 che gli spostamenti per raggiungere i figli minori presso l'altro genitore o presso l'affidatario sono sempre consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione e divorzio.” 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi, i genitori, e più di frequente le madri, dovrebbero permettere il normale alternarsi dei figli, secondo quanto statuito nel provvedimento giudiziario. Ovviamente, chiarito che i genitori non collocatari (quasi sempre i padri), in virtù di quanto sopra, sarebbero comunque legittimati a continuare a vedere i figli ed a tenerli con sé secondo quando già disposto ius iudicis, il problema più spinoso è quello di coniugare le dette disposizioni con il buon senso, che è la regola che dovrebbe sempre prevalere, a maggior ragione in un simile momento storico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pur essendo più che comprensibile anche il desiderio dell’altro genitore di voler trascorrere più tempo possibile con il proprio figlio, non bisognerebbe ostinarsi nel voler far mettere in esecuzione, a tutti i costi, quanto statuito, in punto di diritto di visita, nel provvedimento giudiziario di cui si dispone, atteso che di mezzo c’è la salute dei propri figli, soprattutto laddove si è nell’impossibilità di garantire il rispetto di precise prescrizioni a loro tutela.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ispirandosi a criteri di maggiore ragionevolezza, si potrebbe proporre, ad esempio, all’altro genitore, di modificare temporaneamente il calendario vigente, accorpando i tempi di visita del figlio, in periodi più consistenti, di modo da ridurre il via-vai frequente e gli spostamenti del minore con il genitore non collocatario e, di conseguenza, i rischi del contagio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tuttavia, è fondamentale adottare comunque ogni forma di cautela che possa prevenire ogni potenziale rischio di esporre i minori ad un contagio (tra cui evitare gli spostamenti con mezzi pubblici oppure evitarli o limitarli quando le residenze tra i due genitori si trovano a considerevoli distanze geografiche; evitare il contatto tra i minori e i nonni, soggetti chiaramente più vulnerabili o dunque maggiormente suscettibili di essere contagiati; evitare contatti con altri soggetti maggiormente esposti al rischio di contrarre il Covid-19; cercare di garantire il rispetto delle distanze di sicurezza con gli altri componenti il nucleo familiare del genitore non collocatario).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di segno parzialmente contrario a quanto disposto dal Tribunale di Milano, l’ordinanza del Tribunale di Bari del 26 marzo 2020, con la quale, in un caso in cui, su istanza della madre(genitore collocatario), era stata chiesta la sospensione degli incontri tra padre e minore(abitanti in due comuni diversi), è stato ritenuto opportuno interrompere, fino al termine del 3 aprile 2020 (indicato nei predetti DD.PP.CC.MM.), le visite paterne, stabilendo l’opportunità di esercitare il diritto di visita paterno attraverso lo strumento della videochiamata o Skype, per periodi di tempo uguali a quelli fissati, e secondo il medesimo calendario.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ciò, sulla base delle seguenti considerazioni:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            gli incontri tra figli minori e genitori che dimorano in due comuni diversi non sono rispondenti alle condizioni di sicurezza e prudenza, previste dai vari DD.PP.CC.MM. Infatti, se che lo scopo della normativa è la limitazione dei movimenti sul territorio (compresi gli spostamenti da un comune ad un altro) al fine di contenere il contagio, a questa devono attenersi tutti i cittadini, compresi i minori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            non è verificabile se, durante gli incontri con il padre, il minore sia stato esposto a rischio sanitario, con possibilità di contagio al suo rientro;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nell’attuale periodo di emergenza, il diritto-dovere dei genitori e dei figli minori di incontrarsi è recessivo rispetto alle limitazioni alla circolazione delle persone, legalmente stabilite per ragioni sanitarie(art. 16 Cost.) e rispetto al diritto alla salute (art. 32 Cost.)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da quanto sin qui evidenziato potrebbe essere più opportuno, dunque, decidere di sospendere il diritto di visita del figlio ed affidarsi esclusivamente ai mezzi tecnologici che, comunque, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, aiutano a mantenere un contatto, si auspica quotidiano, tra il minore ed il genitore non collocatario, ed a far sentire tutti meno distanti e meno soli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sarebbe comunque una soluzione praticabile laddove non si fosse costretti a ricorrervi per un periodo particolarmente prolungato. E’ pur vero che ogni caso è a diverso e richiede una sua autonoma valutazione, soprattutto per tutelare il diritto alla bigenitorialità da un lato ed il diritto alla salute dall’altro. Tuttavia, se è necessario il buon senso del non collocatario, è fondamentale che vi sia la collaborazione anche dell’altro, il quale dovrà cooperare in tal senso, spiegando al figlio il perché il genitore non si rechi a prenderlo e favorire i detti contatti. Diversamente, sarà tutto più difficile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Laura Fasulo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>L’assegno divorzile va riconosciuto solo in casi particolari: è sempre più difficile ottenerlo</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/lassegno-divorzile-va-riconosciuto-solo-in-casi-particolari-e-sempre-piu-difficile-ottenerlo</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione con l’ultimo pronunciamento (sent. n. 18287/19 dell’11.06.2019) ha ribadito che l’assegno divorzile spetta solo in particolari casi e non dipende certamente dalla differenza di reddito fra i coniugi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oramai è chiara ed univoca la direttrice giurisprudenziale degli Ermellini, anche alla luce delle Sezioni Unite dello scorso anno, ossia il rifiuto, anche in presenza di un sostanziale divario di reddito con l’ex partner, salvo che vengano dimostrate condizioni economiche e sociali particolari che non ne facciano venire meno i presupposti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In pratica il coniuge richiedente dovrà dimostrare che la mancanza di mezzi di sostentamento dipendono da fattori esterni al matrimonio, quali ad esempio l’età, le condizioni di salute o l’aver fatto per anni la casalinga per cui si è rimasti lontani dal mondo del lavoro. Come giusto che sia l’onere della prova, inerente a queste condizioni, è completamente ad appannaggio del deducente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cosicché Il divario fra i redditi dei coniugi non è più di per sé determinante per far scaturire l’assegno divorzile. Pertanto anche un coniuge senza reddito potrebbe non avere più diritto a nulla dopo il divorzio, soprattutto se è ancora giovane per poter cercare lavoro, oppure non ha dato prova che l’assenza di reddito e di occupazione sono dovute a circostanze esterne come la salute o l’impossibilità di trovare un posto di lavoro. E ancora, il diritto sfuma qualora la durata del matrimonio è molto breve.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:24:50 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.sgfmatrimonialisti.it/lassegno-divorzile-va-riconosciuto-solo-in-casi-particolari-e-sempre-piu-difficile-ottenerlo</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Affido condiviso, l’Autorità garante in Senato segnala le criticità</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/affido-condiviso-lautorita-garante-in-senato-segnala-le-criticita</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Numerose le criticità segnalate dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ascoltata oggi dalla commissione Giustizia del Senato sui disegni di legge in materia di affido condiviso. “No a una divisione predeterminata del tempo da trascorrere con i genitori – afferma la Garante Filomena Albano – ogni separazione è una storia a sé e l’interesse dei figli va valutato caso per caso, tenendo conto della singola situazione e in relazione alle fasi della crescita”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Bisogna mettere al centro dell’attenzione prima i figli e dopo le esigenze dei genitori”. È questo, in sintesi, il messaggio lanciato dall’Autorità garante. “La bi-genitorialità è il diritto dei bambini e dei ragazzi ad avere una relazione piena, armoniosa, prevedibile e costante con entrambi i genitori. Per gli adulti è responsabilità e attenzione alle reali esigenze dei figli in crescita. L’amore non si misura con il tempo, ma con la cura e l’attenzione”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto al mantenimento in forma diretta, la Garante Albano evidenzia che “si rischia di mettere in evidenza la disparità economica tra genitori nei periodi di permanenza del figlio presso l’uno o l’altro, con inevitabili ripercussioni sull’esistenza del figlio e sulla qualità della relazione genitoriale”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Nei casi di rifiuto da parte del figlio di vedere un genitore – osserva ancora Filomena Albano – occorre indagarne le ragioni in relazione alla complessità di ogni singola situazione”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perplessità sono espresse anche in relazione al doppio domicilio, all’intervento dei nonni nel procedimento e alla videoregistrazione obbligatoria dell’ascolto dei minorenni nel corso del procedimento di separazione. “Potrebbe determinare un danno all’equilibrio personale ed affettivo del ragazzo, aggravato dalla possibilità delle parti di porgli domande” dice Filomena Albano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La mediazione, secondo l’Autorità garante, va incentivata. “Ma non può essere pensata in forma obbligatoria perché è un percorso libero, partecipato, riservato e intimo che può essere efficace solo laddove i genitori prestino liberamente il proprio consenso a ricorrervi. Nell’ottica di promuovere la cultura della mediazione si potrebbe prevedere l’obbligatorietà di un primo incontro informativo”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:24:14 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli, nelle cause di diritto familiare</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/linee-guida-per-la-regolamentazione-delle-modalita-di-mantenimento-dei-figli-nelle-cause-di-diritto-familiare</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Consiglio Nazionale Forense con la Commissione Famiglia e le associazioni del settore hanno messo in campo le linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare. Il 29 novembre 2017 tali linee guida sono state diffuse presso tutti gli ordini di avvocati d’Italia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tutto prende piede dalla riforma del titolo IX capi I e II, del libro primo del codice civile, che ha determinato un sostanziale mutamento nei rapporti di filiazione e familiari e si è provveduto ad effettuare una ripartizione tra le spese correnti della famiglia, in particolare quelle che rientrano nel mantenimento ordinario e quelle straordinarie, che rappresenta uno dei maggiori motivi di attrito tra i genitori in crisi coniugale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:23:36 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La nuova convivenza dell’ex non è sufficiente per la revoca del mantenimento</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-nuova-convivenza-dellex-non-e-sufficiente-per-la-revoca-del-mantenimento</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con l'ordinanza n. 25074/2017 del 23 ottobre 2017 i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso di un uomo che aveva chiesto la revoca dell’assegno di mantenimento attribuito in favore della ex moglie. L’ex coniuge aveva intrapreso l’azione giudiziale partendo dal presupposto che la ex consorte avesse intrapreso una convivenza con un nuovo partner.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che la domanda non fosse fondata in quanto nel corso del giudizio di merito non era stata provata la circostanza la nuova relazione intrapresa dalla moglie avesse i connotati di una famiglia di fatto, tale da legittimare il venir meno dell'assegno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte, ratificando la decisione di secondo grado, ha precisato che "la dimostrazione dell'instaurazione da parte del coniuge beneficiario di un nuovo rapporto familiare che assuma i suddetti connotati spetta, in linea di principio, al coniuge onerato, come fatto estintivo del diritto all'assegno divorzile".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:22:58 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La riduzione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge e dei figli decorre dal momento della pronuncia giudiziale di modifica</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-riduzione-dellassegno-di-mantenimento-in-favore-del-coniuge-e-dei-figli-decorre-dal-momento-della-pronuncia-giudiziale-di-modifica</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con sentenza della Cassazione n. 25166/17 del 24.10.2017 gli ermellini hanno chiarito che nel caso di riduzione dell’assegno di mantenimento, ottenuta a seguito di una pronuncia di modifica, la decorrenza della diminuzione dell’assegno decorre dal momento della pubblicazione della sentenza che ne varia la misura. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non è quindi possibile chiedere il rimborso di quanto percepito dal titolare durante l’iter della causa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si avrà la portata retroattiva, per il solo assegno di mantenimento al coniuge, soltanto se è dimostrato che l’evento che modifica le condizioni reddituali dei coniugi si è verificato prima della proposizione del ricorso (Cass. ord. 0787/17 del 3.05.2017).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:22:14 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>“E’ nulla la scrittura privata fra coniugi con la quale si regolano le visite ai figli”</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/e-nulla-la-scrittura-privata-fra-coniugi-con-la-quale-si-regolano-le-visite-ai-figli</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ nulla la scrittura privata fra coniugi con la quale si regolano le visite ai figli La Corte di Cassazione, con sentenza n. 20801 del 2.05.2017, ha stabilito che i genitori non possono modificare, mediante scrittura privata, quanto sancito in sede di separazione o divorzio in merito ai loro rapporti di frequentazione con i figli minori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per la Suprema Corte tale patto è nullo, poichè rispetto a questi diritti indisponibili che riguardano i minori, è sempre necessario il vaglio del tribunale. Difatti, in teoria il nuovo accordo potrebbe risultare pregiudizievole degli interessi supremi del minore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pertanto, per far rispettare la nuova regolamentazione sarà sempre necessaria una richiesta di modifica delle condizioni della separazione o del divorzio da sottoporre al giudicante.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lascia perplessi, però, che anche se vi sia stato accordo tra le parti, il genitore che non rispetta il provvedimento del magistrato ne risponde a titolo di reato per "mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice" (art. 388 cp).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:21:27 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Non è reato leggere gli sms e le chat della moglie se il cellulare è lasciato incustodito</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/non-e-reato-leggere-gli-sms-e-le-chat-della-moglie-se-il-cellulare-e-lasciato-incustodito</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Roma (sent. n. 6432/2016) ha stabilito che non è reato l'aver aperto e letto i messaggi presenti sul cellullare del partner.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Precisano i giudici che la condotta è lecita allorquando l'apparecchio telefonico è lasciato incustodito in casa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tale ipotesi vi è un affievolimento della tutela della riservatezza in quanto, in costanza di convivenza, si presume che gli oggetti presenti in casa possano essere utilizzati da entrambi i coniugi. Caso diverso è quello riguardante l'ipotesi in cui il cellullare fosse provvisto di codice di accesso. In tal caso, nell'ipotesi di utilizzazione dei dati personali, vi sarebbe la configurazione del reato poiché mancherebbe la presunzione tacita di autorizzazione all'utilizzo del bene.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa sentenza ha rilievo anche nell'ambito della separazione coniugale, ove per l'appunto, i messaggi che dimostrerebbero l'infedeltà e ottenuti in tal modo potranno essere utilizzati nel processo, ai fini dell'addebito, poiché non carpiti illecitamente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:20:39 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>E' Legge il diritto dei minori in affido alla continuità affettiva.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/e-legge-il-diritto-dei-minori-in-affido-alla-continuita-affettiva</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo un lunghissimo iter, finalmente è stata approvata la Legge n. 2957 (Legge sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare), volta a modificare la L. n 184/1983 sulle adozioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tale Legge esprime un principio di “buon senso” che per troppo tempo non è stato attuato.  In particolare, prevede che i minori che crescono con genitori affidatari, potranno essere adottati da questi, se risulta impossibile il loro ritorno nella famiglia di origine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I genitori affidatari, pertanto, potranno adottare il minore con il quale convivevano da molto tempo e con il quale si era creato un forte legame affettivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le innovazioni della predette Legge sono le seguenti:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L’art. 1
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           introduce tre nuovi commi (5-bis, 5-ter e 5-quater). Il comma 5-bis, consente alla famiglia affidataria di chiedere l’adozione del minore qualora questi venga dichiarato adottabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La coppia affidataria per poter procedere all’adozione, deve possedere gli stessi requisiti richiesti per chi fa domanda di adozione, ed in particolare l’essere sposati da almeno tre anni, escludendo così le coppie di fatto e i single.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La continuità delle relazioni affettive consolidate durante il periodo di affidamento è tutelata qualora dopo il periodo di affidamento il bambino faccia ritorno nella famiglia d’origine ovvero venga adottato da altra famiglia (comma 5-ter).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ai fini della decisione circa l’adozione il giudice «tiene conto anche delle valutazioni documentate dei servizi sociali, ascoltando il minore che ha compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore se capace di discernimento» (5-quater).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’art. 2
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            prevede che «l’affidatario o l’eventuale famiglia collocataria devono essere convocati, a pena di nullità, nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato ed hanno facoltà di presentare memorie scritte», introducendo dunque un’ipotesi di nullità, prima non prevista, nel caso in cui la famiglia affidataria non venga sentita.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’art. 3
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            estende la procedura per la dichiarazione di adottabilità anche alle ipotesi di prolungato periodo di affidamento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'art. 4
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            interviene sulle adozioni in casi particolari e, in particolare sull’ipotesi relativa all'orfano di padre e di madre che oggi può essere adottato da persone legate da vincolo di parentela fino al sesto grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori. In questo caso, l'adozione è consentita anche alle coppie di fatto e alla persona singola; se però l'adottante è coniugato e non separato, l'adozione deve essere richiesta a entrambi i coniugi. L'art. 4 specifica che il rapporto "stabile e duraturo" è considerato ai fini dell'adozione dell'orfano di entrambi i genitori anche ove maturato nell'ambito di un prolungato periodo di affidamento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:19:46 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Tribunale di Roma. I neonati possono dormire con il papà</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/tribunale-di-roma-i-neonati-possono-dormire-con-il-papa</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Roma, modificando un radicato indirizzo di merito, ha riconosciuto il diritto del padre ai pernotti con la figlia di 16 mesi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa svolta rappresenta una novità assoluta dacché sino ad oggi i giudici capitolini ritenevano opportuno prevedere una certa gradualità nel riconoscimento del diritto del padre di pernottare con i figli al di sotto dei tre anni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La soglia di età stabilita per superare questa illogica restrizione nei confronti della figura paterna era quella dei tre anni e sei mesi, in quanto si riteneva che da quell’età in poi si consolidasse il legame del padre con i figlio e che per il padre vi fosse un progresso nelle capacità di accudimento del bambino.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cassazione: le spese per l’asilo vanno rimborsate al genitore anticipatario</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/cassazione-le-spese-per-lasilo-vanno-rimborsate-al-genitore-anticipatario</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per la Suprema Corte di Cassazione il genitore non collocatario è tenuto a rimborsare le spese sostenute dalla ex per l'asilo privato delle figlie. Il dato interessante è che il padre è tenuto al pagamento di tali somme extra anche se non concordate preventivamente. E' quanto stabilito dalla sesta sezione civile della Cassazione, con l'ordinanza n. 2127/2016
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il ricorrente contestava di non aver mai preso accordi con l'ex sulla frequentazione dell'asilo da parte delle figlie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In realtà le bambine già frequentavano l'asilo privato prima della separazione dei coniugi e pertanto era implicito che vi fosse un accordo tra i genitori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione, rispetto alla tematica della preventiva concertazione tra i genitori per le spese straordinarie da sostenere per i figli, è abbastanza costante: difatti per la partecipazione alle spese straordinarie per l'educazione e l'istruzione dei figli "non esiste a carico del coniuge affidatario dei figli un obbligo di concertazione preventiva con l'altro coniuge in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, nei limiti in cui esse non implichino decisioni di maggior interesse per i figli" (cfr. Cass. n. 19607/2011). E anche "un obbligo di concertazione preventiva con l'altro genitore, in ordine alla effettuazione e determinazione delle spese straordinarie, che, se non adempiuto, comporta la perdita del diritto al rimborso".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nell'ipotesi di rifiuto il giudice dovrà soltanto "verificare la rispondenza delle spese all'interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell'entità della spesa rispetto all'utilità derivante ai figli e della sostenibilità della spesa stessa, rapportata alle condizioni economiche dei
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           genitori".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:17:17 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>No all’aumento del mantenimento se i figli si iscrivono all’università fuori sede</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/no-allaumento-del-mantenimento-se-i-figli-si-iscrivono-alluniversita-fuori-sede</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ questa la vicenda di due ragazzi pugliesi che decidevano di iscriversi ad un’università marchigiana. La madre, a questo punto, chiedeva una modifica dell'assegno di mantenimento per le intervenute esigenze dei figli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ebbene la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 439/16 nonostante il fatto che il trasferimento dalla Puglia alle Marche abbia comportato un aumento degli oneri economici per la famiglia, ha stabilito che il padre non deve versare un contributo maggiore al loro sostentamento. Hanno ritenuto gli Eremellini che devono essere i due ragazzi, entrambi maggiorenni, ad abbattere coi propri redditi, anche saltuari, i costi relativi alla permanenza nella sede universitaria. Questo, in sintesi, è la motivazione alla base di questa decisione, che in parte, contrasta l’orientamento consolidata che vede un aumento del mantenimento per i figli con l’avanzare della loro età per le
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           maggiori esigenze loro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche se in tal caso è risultato decisivo per la Corte l’esistenza di una disponibilità economica, seppur minima, dei due figli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ indiscutibile il fatto che «l’incremento delle spese derivanti dal trasferimento di entrambi i figli nella sede universitaria» sia compensato dalla «pur saltuaria capacità reddituale» della ragazza e del ragazzo. Entrambi hanno dimostrato di potere «incrementare le loro disponibilità finanziarie», così da «non gravare stabilmente sui genitori».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto ciò, ossia le capacità dimostrate dai due figli, rende meno gravoso il «sostegno economico» familiare per i loro «studi universitari». E, di conseguenza, è logica la scelta di non rendere più pesante il «contributo» offerto dal padre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:16:10 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>L'ACCORDO DI SEPARAZIONE PUO ESSERE REVOCATO PER DOLO</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/l-accordo-di-separazione-puo-essere-revocato-per-dolo</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione, con sentenza n. 8096 depositata in data 21/04/2015, ha stabilito che, in caso di occultamento dei redditi da parte di uno dei coniugi, l'accordo di separazione è soggetto a revocazione per dolo ex art. 395, n. 1 c.p.c. Il caso sottoposto all'attenzione della Suprema Corte tratta di una coppia di coniugi che raggiungono un accordo in sede di separazione, omologato dal Tribunale. Successivamente la moglie, accortasi di essere stata ingannata dal marito relativamente alla reale condizione economica di questi, propone appello e impugna la decisione, chiedendone la revocazione. La Corte di Appello accoglie il ricorso e pronuncia la revocazione della sentenza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           impugnata. Il marito propone ricorso in Cassazione. La Cassazione, preliminarmente precisa che, nella separazione consensuale e nel divorzio congiunto, si stipula un accordo che, frequentemente, per i profili patrimoniali, si configura come un vero e proprio contratto. Di conseguenza, se tale accordo è nullo, tale nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse, anche da chi ha dato causa a tale nullità. Nel caso di specie, invece, ritiene la Corte, sussistonoi presupposti della revocazione ex art. 395 n. 1 c.p.c. che si verifica quando viene posta in essere intenzionalmente un'attività fraudolenta consistente in artifizi e raggiri, diretti ed idonei a paralizzare o sviare la
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           difesa avversaria e a impedire al giudice l'accertamento della verità, facendo apparire una situazione diversa da quella reale e, così, pregiudicando l'esito del procedimento. Il marito, infatti, ingannando la consorte con  'occultamento della sua reale situazione reddituale, ha ottenuto nell'accordo di separazione benefici che, diversamente, non avrebbe ottenuto. La Suprema Corte, pertanto, rigetta il ricorso del marito.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:12:47 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Tribunale di Milano: il coniuge collocatario più abbiente deve versare un assegno all’altro genitore.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/tribunale-di-milano-il-coniuge-collocatario-piu-abbiente-deve-versare-un-assegno-allaltro-genitore</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Milano ha stabilito che il coniuge collocatario, qualora molto più abbiente dell'altro genitore, dovrà versare un mantenimento in favore di quest'ultimo per il tempo che questi trascorre con il figlio. Tale provvedimento è motivato dalla evidente condizione economica di svantaggio in cui versa il coniuge non collocatario. In tal modo viene tutelato il minore, al quale sono garantite le sue esigenze essenziali, anche quando sta con il genitore non prevalente, in relazione al tenore di vita goduto, e il genitore non collocatario che non vedrà allontanarsi il figlio da lui. Altrimenti, una situazione troppo sperequata tra i coniugi andrebbe andrebbe a ledere il principio della bigenitorialità.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:12:46 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La casa all’ex convivente con i figli anche se la coppia non è sposata</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-casa-allex-convivente-con-i-figli-anche-se-la-coppia-non-e-sposata</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione con la sentenza n. 17971 dell'11 settembre 2015 ha chiarito che la casa abitata dai figli minorenni della coppia di fatto deve essere assegnata al genitore collocatario. La Cassazione ha, pertanto, sancito che anche nelle convivenze more uxorio, allorquando la coppia abbia figli minori, la casa familiare è assegnata al genitore collocatario dei minori, anche se non è proprietario dell'immobile.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Precisano gli Ermellini che il convivente assegnatario «in virtù dell'affectio che costituisce il rapporto  costituzionalmente protetto della relazione di convivenza è comunque detentore qualificato dell'immobile ed esercita un diritto che può essere paragonato a quello del comodatario, anche quando proprietario esclusivo è l'altro convivente».
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:10:33 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Sarà un terzo a decidere per il figlio</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/sara-un-terzo-a-decidere-per-il-figlio</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Reggio Emilia con una sentenza innovativa ha previsto che un terzo debba decidere in luogo dei genitori le cure necessarie per fronteggiare alla patologia del loro figlio. Questa è senza dubbio una provvedimento di portata innovativa che non ha precedenti in Italia. La coppia, altamente conflittuale, aveva dimostrato di non trovare un accordo rispetto alle cure necessarie per il figlio, affetto da autismo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo un'attenta analisi il Tribunale ha deciso di mantenere comunque l'affido condiviso, ma con il sostegno di un neuropsichiatria infantile e della responsabile del centro autismo, che congiuntamente sceglieranno le cure necessarie per salvaguardare la salute del minore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa sentenza, rivolta ad una delle tematiche più dibattute degli ultimi tempi, ci pone numerosi interrogativi, che vanno dal comprendere quale sia davvero il trattamento per una patologia di ancora non chiarificata eziopatogenesi, alla responsabilità genitoriale in fatto di salute, laddove sia qualcuno a scegliere al posto di un altro, piuttosto che educare e formare i genitori a scelte consapevoli e condivise.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-5668484.jpeg" length="647467" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:09:40 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Anche se manca l'accordo le spese straordinarie vanno rimborsate</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/anche-se-manca-l-accordo-le-spese-straordinarie-vanno-rimborsate</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E' quanto sancito con una sentenza recentissima dai giudici della Cassazione (n. 16175 depositata il 30 luglio 2015) ovvero che un genitore è tenuto al rimborso delle spese straordinarie anticipate dall'altro genitore e sostenute in favore dei figli. Con tale sentenza gli ermellini sono entrati in questa annosa questione, stabilendo che le spese
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           straordinarie, intese come importi pagati per motivi urgenti ed indifferibili, non devono essere preventivamente concordate tra i due ex coniugi, allorquando si tratti di una decisione "di maggior interesse" per il figlio, che fa scaturire a carico del genitore non collocatario, un obbligo di rimborso, qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. Non è dunque l'accordo preventivo dei genitori a risultare vincolante, ma l'effettiva rispondenza delle spese rispetto all'interesse del minore, nonché che le stesse siano sostenibili in base alle condizioni economiche dei genitori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:08:31 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Non sempre i nonni hanno diritto di frequentare i nipoti, figli di coniugi separati</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/non-sempre-i-nonni-hanno-diritto-di-frequentare-i-nipoti-figli-di-coniugi-separati</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Suprema Corte (sez. I Civile, sentenza n. 8100/2015) ha sancito che la possibilità dei nonni di stare con i nipoti è una facoltà che va contemperata sempre con il supremo interesse dei minori a non subire alcun pregiudizio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel caso di specie il Tribunale per i minorenni aveva revocato le disposizioni di un precedente decreto con il quale prevedeva un graduale avvicinamento tra il nipote ed i nonni (confermato in appello) in quanto veniva riscontrato un categorico rifiuto del nipote al ripristino del rapporto con i nonni, motivandolo con il fatto che non voleva avere conflitti con i genitori, vista la forte acredine tra i suoi genitori ed i nonni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il giudice deve tenere conto dell’interesse prevalente del minore evitando che egli possa trovarsi al centro di un conflitto familiare con pregiudizio del suo diritto ad una crescita serena ed equilibrata. La Cassazione ritiene pertanto che il provvedimento impugnato persegua la finalità di tutelare il minore evitando un ambiente familiare conflittuale che determini una condizione ansiogena ben lontana dalle sue esigenze di serenità nella crescita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-5668484.jpeg" length="647467" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:07:19 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Non vi è stalking se vi è un solo episodio di molestie e minacce</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/non-vi-e-stalking-se-vi-e-un-solo-episodio-di-molestie-e-minacce</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con la sentenza 20.11.2014 n. 48391, la Cassazione penale ha ribadito che non si configurano gli elementi oggettivi del reato di stalking se vi è un singolo episodio di molestie e minacce ai danni dell’ex. La reiterazione delle condotte di minaccia o di molestia rappresentano un elemento indispensabile affinchè i fatti possano qualificarsi ai sensi dell'art. 612 bis cp. Pertanto la reiterazione della condotta va intesa come una ripetizione insistita e plurima, essendo sufficiente anche la ripetizione della condotta una seconda volta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ovviamente non è sufficiente la sola condotta reiterata per la configurazione di siffatto reato ma occorre che alla vittima venga cagionato un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero fondato timore per la propria o altrui incolumità oppure che la stessa modifichi le proprie abitudini di vita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In altre parole: “Un solo episodio, per quanto grave e da solo anche capace, in linea teorica, di determinare il grave e persistente stato d’ansia e di paura che è indicato come l’evento naturalistico del reato in parola, non è sufficiente a determinare la lesione del bene giuridico protetto dalla norma in esame.”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:06:29 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Alla moglie che eredita dopo la separazione va ridotto l'assegno divorzile</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/alla-moglie-che-eredita-dopo-la-separazione-va-ridotto-l-assegno-divorzile</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E' giustificata la riduzione dell'assegno divorzile alla moglie che ha ereditato dopo la separazione. E' quanto sancito dalla Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 11797 del 27 maggio 2014, con la quale ha accolto il ricorso di un divorziato che trovava eccessivo versare mille e 100 euro mensili alla ex che, dopo la separazione, aveva ereditato alcuni appartamenti che aveva venduto ricavandone 960mila euro. Precisa la Suprema Corte che il riferimento al tenore di vita goduto dalla coppia in costanza di matrimonio - parametro per quantificare l’assegno - "deve desumersi dalle potenzialità economiche dei coniugi, ossia dall’ammontare complessivo dei loro redditi e dalle loro disponibilità patrimoniali e, nella determinazione dell’assegno divorzile, i beni acquisiti per successione ereditaria dopo la separazione, ancorchè non incidenti sulla valutazione del tenore di vita matrimoniale, perchè intervenuta dopo la cessazione della convivenza, possono tuttavia essere presi in considerazione ai fini della valutazione della capacità economica del coniuge onerato".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:05:36 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Tribunale di Roma: il figlio di 39 anni deve provare di aver fatto di tutto per trovare lavoro</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/tribunale-di-roma-il-figlio-di-39-anni-deve-provare-di-aver-fatto-di-tutto-per-trovare-lavoro</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tribunale di Roma, con una sentenza di portata storica, ha revocato l'assegno di mantenimento in favore di un figlio maggiorenne, di 39 anni, in quanto quest'ultimo non ha dimostrato di aver fatto di tutto per trovare un lavoro. In pratica i giudici hanno stabilito che oltre a una certa soglia di età, spetterà al figlio dimostrare di aver posto in essere ogni attività per trovare un impiego.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           No alla revoca dell’assegnazione della casa familiare non facilmente divisibile
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo la Suprema Corte – sentenza n. 23631 dell'11 novembre 2011 – qualora la casa familiare sia costituita da un immobile la cui divisibilità non sia agevole, non è possibile disporre la revoca dell'assegnazione della stessa in favore del coniuge proprietario ed affidatario dei figli al fine di permettere all'altro di vivere nel piano inferiore. In particolare gli Ermellini hanno stabilito che “non può disporsi l'assegnazione parziale della casa coniugale a meno che l'unità immobiliare in contestazione sia del tutto autonoma e distinta da quella destinata ad abitazione della famiglia ovvero questa ecceda per estensione le esigenze della famiglia e sia agevolmente divisibile”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:04:37 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il convivente non è un mero ospite.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/il-convivente-non-e-un-mero-ospite</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 18 febbraio 2014, ha accolto la domanda possessoria presentata da una donna, in nome proprio e della figlia minore, che era stata estromessa dalla casa familiare, di esclusiva proprietà del compagno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In particolare, il giudice di merito ha preso in esame il caso di una donna che, al rientro dalle vacanze estive insieme alla figlioletta, è stata cacciata via, in modo violento, dalla casa familiare e privata delle chiavi per rientrarvi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A seguito di ciò, la donna si è rivolta al Tribunale di Milano per ottenere la reintegrazione nel possesso dell’immobile per se e per la figlia minore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’art. 1168 c.c. consente a chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso, di chiedere, entro l’anno dal sofferto spoglio, contro l’autore di esso, la reintegrazione del possesso medesimo. L’azione è concessa, altresì, a chi ha la detenzione della cosa, tranne il caso che l’abbia per ragioni di servizio o di ospitalità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Giudice, richiamando l’orientamento della Cassazione (sent. n. 7214/2013), ha affermato che la convivenza more uxorio, dando vita ad un autentico consorzio familiare, determina un potere di fatto sulla casa di abitazione, basato su un interesse proprio ben diverso da quello derivante da mere ragioni di ospitalità. L’abitazione nella casa familiare, pertanto, assume i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel caso di specie, la ricorrente ha dimostrato la stabilità della convivenza nell’immobile oggetto del giudizio – convivenza durata ben dieci anni – oltre ad aver dimostrato che, nel predetto immobile, si è svolta l’ intera vita della famiglia di fatto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo il giudice di merito, pertanto, la ricorrente ha provato la propria qualità di detentore qualificato  dell’immobile. Inoltre l’ordinanza ha evidenziato come il comportamento tenuto dal resistente ha integrato uno
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           spoglio violento per le modalità con cui è avvenuto, in quanto la privazione delle chiavi della porta di abitazione del bene effettuata ai danni della ricorrente ha impedito alla stessa di esercitare la detenzione del bene stesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pertanto, proprio in quanto detentore qualificata dell’immobile, la resistente non poteva essere allontanata improvvisamente dall'abitazione dal proprietario dell’immobile, ma aveva il diritto di vedersi attribuito un congruo termine al fine di trovare un'altra sistemazione abitativa, non essendo consentito comunque neanche al proprietario del bene il ricorso a forme di autotutela, quale l'estromissione violenta del convivente dall'abitazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le azioni a tutela del possesso, infatti, sono finalizzate proprio ad impedire che le persone, pur potendo ricorrere al giudice per l'affermazione di un proprio diritto, ricorrano all'autotutela. Il ricorso della donna è stato, quindi, accolto e il Tribunale ha ordinato la reintegrazione nella detenzione dell'appartamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:03:44 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il sereno sviluppo psico-fisico del minore prevale sul diritto del padre al riconoscimento</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/il-sereno-sviluppo-psico-fisico-del-minore-prevale-sul-diritto-del-padre-al-riconoscimento</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il sereno sviluppo psico-fisico del minore prevale sul diritto del padre al riconoscimento. E’ quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 27729 dell’11 dicembre u.s. Il caso sottoposto all’esame della Suprema Corte tratta di un padre che, a seguito del mancato consenso della madre, adiva il Tribunale per i Minorenni competente al fine di ottenere giudizialmente il riconoscimento della minore. Il T.M., acquisite le relazioni dei Servizi Sociali – dalle quale emerse un carattere violento ed aggressivo del ricorrente, nonché un passato fatto di abuso di sostanze alcoliche e di una detenzione per otto anni – rigettò la domanda con decreto impugnato dinanzi alla Corte di Appello Sezione Minorenni. Il Giudice di secondo grado, pur riconoscendo l’esistenza di un diritto costituzionalmente garantito al riconoscimento del proprio figlio naturale, “che può essere sacrificato solo in presenza di motivi gravi ed irreversibili, tali da far ritenere la probabilità di una forte compromissione dello sviluppo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            psicofisico del minore”, rigettò il reclamo. La Corte d’Appello, in particolare, motivò la propria decisione sia per il vissuto dell’uomo, per i precedenti dello stesso, sia per aver volontariamente omesso di continuare ad avvalersi del supporto terapeutico messo a sua disposizione
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il padre ricorre in Cassazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La I Sezione della Corte di Cassazione rigetta il ricorso affermando il principio che il diritto costituzionalmente garantito al riconoscimento del figlio naturale non è assoluto, ma deve essere controbilanciato con il diritto del minore a non vedere compromesso il proprio sviluppo psicofisico. Nel caso di specie, l’immaturità del padre biologico e la sua indole violenta ed aggressiva, manifestatasi anche nei rapporti con i parenti materni della bimba, è sufficiente di per sé a dar conto del convincimento maturato dal giudice del merito circa la rilevante probabilità di compromissione dello sviluppo psicofisico della minore nel caso di riconoscimento della stessa da parte del padre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 15:02:08 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Sì al condiviso anche quando uno dei due genitori vive con il figlio all’estero</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/si-al-condiviso-anche-quando-uno-dei-due-genitori-vive-con-il-figlio-allestero</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il minore può essere affidato a entrambe i genitori anche quando uno dei due vive con il figlio all’estero. L’oggettiva lontananza non è una preclusione per l’istituto introdotto con la riforma del 2006. La Suprema corte ha, pertanto, confermato la pronuncia del Tribunale di Bologna che affidava a entrambi i genitori, uno residente in Italia e l’altra all’estero, il figlio minore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Già nel 2010 la Cassazione si era pronunciata in tal senso: “alla regola dell'affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l'interesse del minore, con la duplice conseguenza che l'eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non solo più in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell'altro genitore” chiarendo che “l'oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori non preclude la possibilità di un affidamento condiviso del minore ad entrambi i genitori, potendo detta distanza incidere soltanto
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore (artt. 155, comma 2, e 155 quater, comma 2, c.c.)” (Cass. N. 24256/10).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella nuova pronuncia si legge in motivazione che «non sussistano motivi ostativi all’affidamento condiviso del minore ad entrambi i genitori posto che la considerevole distanza tra le parti e l’accesa conflittualità fra le stesse, come emergente dagli atti di causa, non rappresentano circostanze sufficienti ed idonee a limitare le prerogative in ordine alla condivisione delle decisioni di maggiore importanza relative alla salute, alla cura e all’istruzione». Al padre dovrà essere garantito un contatto quotidiano con il figlio per il tramite di una webcam.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Sussiste il reato di maltrattamenti in famiglia se il coniuge offende ripetutamente la moglie</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/sussiste-il-reato-di-maltrattamenti-in-famiglia-se-il-coniuge-offende-ripetutamente-la-moglie</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le offese reiterate nei confronti del coniuge possono configurare il reato di maltrattamenti in famiglia. È chiara la lettura offerta dalla Sesta Sezione penale della Cassazione la quale ha stigmatizzato che comportamenti abituali, caratterizzati da una serie indeterminata di aggressioni verbali, ingiuriose e offensive determinano la condanna per il reato di cui all’art. 572, c.p.( sentenza 28 dicembre 2010, n. 45547). Il delitto di "maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli" è previsto dall'art. 572 del codice penale - articolo inserito nel titolo XI del codice ricomprendente i delitti contro la famiglia e quindi nel capo IV in tema di delitti contro l'assistenza familiare- e prevede la condotta di chi "...maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte..." con una sanzione che, nella ipotesi base del primo comma, contempla la reclusione da uno a cinque anni. La giurisprudenza dominante ha stabilito che tale fattispecie delittuosa consiste nella sottoposizione dei familiari ad una serie di atti di vessazione continue tali da cagionare sofferenze, privazioni,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           umiliazioni, costituituenti fonte di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di vita. Una serie di atti lesivi dell'integrità fisica, della libertà o del decoro del soggetto passivo, nei confronti del quale viene posta in essere una condotta di sopraffazione sistematica e programmata tale da rendere la stessa convivenza particolarmente dolorosa: atti sorretti dal dolo generico integrato dalla volontà cosciente di ledere la integrità fisica o morale della vittima. Quindi anche le ripetute offese possono integrare la fattispecie delittuosa in questione. Secondo il
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           giudice, infatti, “tali condotte, costantemente ripetute, hanno evidenziato l'esistenza di un programma criminoso diretto a ledere l'integrità morale della persona offesa, di cui i singoli episodi, da valutare unitariamente, costituiscono l'espressione e in cui il dolo si configura come volontà comprendente il complesso dei fatti e coincidente con il fine di rendere disagevole e penosa l'esistenza della moglie”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:59:15 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>ANCHE SE ENTRAMBI I GENITORI SMINUISCONO LA FIGURA DELL’ALTRO DINANZI AI FIGLI, LA SEPARAZIONE VA ADDEBITATA AL CONIUGE VIOLENTO E FEDIGRAFO</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/anche-se-entrambi-i-genitori-sminuiscono-la-figura-dellaltro-dinanzi-ai-figli-la-separazione-va-addebitata-al-coniuge-violento-e-fedigrafo</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 23236/2013 depositata in
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           data 14 ottobre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il caso concreto si riferisce ad una separazione particolarmente conflittuale in cui i due coniugi, a seguito della frattura matrimoniale, hanno avuto un atteggiamento volto a screditare reciprocamente la figura dell’altro genitore agli occhi dei figli. Tale atteggiamento, essendo reciproco, non può essere posto alla base di una pronuncia di addebito nei confronti dell’uno o dell’altro. Proprio sulla richiesta di addebito, però, si pronuncia la Cassazione, confermando le statuizioni economiche. La Suprema Corte, infatti, dopo aver sottolineato che “l’atteggiamento squalificante dell’altro genitore agli occhi dei figli viene ascritto ad entrambi i coniugi”, ritiene comunque sussistenti i
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           presupposti per addebitare la separazione de quo al marito. Alla base della decisione è posto sia un comportamento violento e aggressivo nei confronti della coniuge e dei figli stessi, sia la comprovata relazione extraconiugale coltivata dall’uomo per dieci anni prima della separazione. Ebbene, secondo la riferita sentenza, l’intolleranza della prosecuzione della convivenza è stata determinata proprio dalla relazione extraconiugale del marito e dal di lui comportamento violento e aggressivo. Come è noto, infatti, il presupposto per la dichiarazione di addebito consiste nel comportamento, posto in essere da un coniuge in costanza di matrimonio, contrario ai doveri che derivano dal matrimonio ( dovere di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione e contribuzione nell’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           interesse della famiglia). Nel caso di specie i comportamenti dell’uomo, posti in essere durante la convivenza matrimoniale, sono stati valutati contrari ai doveri derivanti dal matrimonio e causa del venir meno dell’affectio
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           coniugalis.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:57:51 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Ancora una sentenza che ha ad oggetto la tanto discussa PAS ( Sindrome di alienazione genitoriale).</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/ancora-una-sentenza-che-ha-ad-oggetto-la-tanto-discussa-pas-sindrome-di-alienazione-genitoriale</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Corte di Cassazione, sentenza I sez. civile n. 7041/2013, depositata in data 20 marzo 2013.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Prima di commentare il caso concreto sottoposto all’attenzione della Suprema Corte, va data una definizione di tale sindrome che potremmo definire come “l’effetto di una condotta genitoriale pervicace e sistematica che ottenga il risultato di distaccare in perpetuo l’altro genitore dall’affetto del figlio (definizione tratta dalla sentenza del Tribunale di Trieste del 13 maggio 2008). Il comportamento alienante, arreca, pertanto, un enorme danno sia in capo al minore che si vede privato di una delle due figure genitoriali, sia in capo al genitore alienato che è escluso dal proprio ruolo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La PAS, quando accertata, può definirsi una figura di abuso di potestà. Ma veniamo ora al caso concreto. La Corte di Appello - chiamata a decidere sull’affidamento di un minore affidato in primo grado alla madre - a seguito delle risultanze emerse dalla consulenza tecnica, decide di modificare il regime di affidamento, con conseguente affidamento del minore al padre. Alla base della decisione dei giudici di secondo grado, l’assoluta stigmatizzazione del comportamento della madre, la quale, secondo quanto emerso dalla consulenza tecnica, ha posto in atto un atteggiamento “alienante” concretizzatosi nella “mancata identificazione della figura paterna”, nel “rifiuto di rapporti con il padre”, nel “potere assoluto” della madre sul figlio. La stessa, inoltre, invece di favorire la ricostruzione di un rapporto padre-figlio, poneva in essere atteggiamenti ostruzionistici, ostacolando il rapporto stesso. La Corte di Appello, pertanto, decideva di affidare il figlio al padre, inserendolo “in una struttura residenziale educativa”. La madre proponeva ricorso in Cassazione, affermando che i giudici si sono limitati a prendere atto delle conclusioni della consulenza tecnica sull’accertamento diagnostico della sindrome di alienazione genitoriale, senza, però, valutare la validità, sul piano scientifico di tale patologia di cui ne criticava la fondatezza. Gli Ermellini, ritengono fondate le rimostranze della madre, ritenendo che la valutazione dei giudici dell’Appello è discutibile in quanto fondata sulla diagnosi formulata dal consulente tecnico e sulle “pretese esigenze terapeutiche” senza tenere conto del fatto che ci troviamo dinanzi ad una teoria non ancora consolidata sul piano scientifico e molto controversa. Testualmente i giudici della Suprema Corte hanno sostenuto che “non può ritenersi che, soprattutto in ambito giudiziario, possano adottarsi delle soluzioni prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che le teorie ad esse sottese, non prudentemente e rigorosamente verificate, pretendono di scongiurare”. La Suprema Corte, pertanto, ha posto nuovamente la questione al vaglio della Corte di Appello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:56:33 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Stato di adottabilità del minore: presupposti.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/stato-di-adottabilita-del-minore-presupposti</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il minore ha diritto a vivere ed essere educato ed accudito dai propri genitori biologici. Tale priorità, però, non può essere considerata in astratto, ma valutata nel caso concreto, tenendo presente l’attitudine della famiglia biologica ad assicurare al minore una crescita sana ed equilibrata. Tale principio è stato stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione (Sentenza n. 5013 del 28 febbraio 2013, Prima Sezione), alla cui attenzione è stato posta la questione riguardante un minore dichiarato in stato di adottabilità sia dal Giudice di primo grado che dalla Corte di Appello. Il Tribunale aveva dichiarato lo stato di adottabilità del minore dopo aver constatato la mancanza di un contesto familiare idoneo ad una serena crescita psico-fisica del minore stesso. Tale decisione veniva presa sia a causa delle gravi condotte della madre, sia a causa dell’incapacità del padre di crescere il minore e di proteggerlo dai comportamenti materni. Dalle consulenze svolte, infatti, era emerso che la madre soffriva di gravi disturbi psichici che, non solo le impedivano di svolgere la propria funzione genitoriale, ma le compromettevano totalmente la sua capacità di autocontrollo, soprattutto nei confronti di chiunque si occupasse del figlio. Gli zii materni prima, gli zii paterni poi e, infine, anche i nonni paterni, non erano riusciti a garantire al minore la stabilità e la serenità necessaria alla sua crescita, né a proteggere il minore dalla madre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il padre del minore proponeva ricorso in Cassazione sostenendo, come primo motivo, la violazione degli artt. 8, 10, 12, 15, 16 e 17 della Legge n. 184/1983 (Legge sulle adozioni) e l’inesistenza dello stato di abbandono del minore (presupposto necessario per la dichiarazione di adottabilità), dovuta alla sua presenza costante e alla presenza degli altri familiari. Come secondo motivo, sosteneva la sua idoneità a svolgere il ruolo di padre. Idoneità evidenziata
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dalle relazioni dei S.S. e dalle risultanze della CTU. Il tutore del minore, però, chiedeva il rigetto del ricorso. La Suprema Corte, dopo aver effettuato gli opportuni accertamenti, respingeva il ricorso del padre e confermava lo stato di adottabilità del minore, avendo ritenuto che, né la madre (a causa dei suoi disturbi psichici), né il padre e gli altri familiari (per non essere riusciti, in passato, a tutelare il minore dai comportamenti pregiudizievoli messi in atto dalla madre), erano in grado di garantire al minore una serena crescita psico-fisica. E’ vero, infatti, che il prioritario interesse del minore è quello di vivere nella propria famiglia biologica (art. 1 Legge 184/1983), ma è altrettanto vero che, se la famiglia non è in grado di fornire al minore tutte le cure necessarie a soddisfare i suoi bisogni, si configura lo stato di abbandono e la conseguente dichiarazione dello stato di adottabilità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:51:47 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>LA SOMMA VERSATA A TITOLO DI MANTENIMENTO E' RIPETIBILE SE IL MINORE E' FIGLIO DELLA SOLA MOGLIE.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/la-somma-versata-a-titolo-di-mantenimento-e-ripetibile-se-il-minore-e-figlio-della-sola-moglie</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il principio generale secondo cui le somme versate, a titolo di mantenimento del figlio, sono irripetibili nonostante la revoca dello stesso assegno di mantenimento, non si applica nel caso in cui viene accertato che il beneficiario non è figlio di entrambi i coniugi. E’ quanto stabilito dalla Suprema Corte con sentenza n. 21675/2012 depositata in data 4 dicembre
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            u.s.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il caso di specie tratta di un uomo che ha chiesto la riforma della sentenza di primo grado che ha respinto la domanda di restituzione delle somme versate a titolo di mantenimento del figlio minore. Il minore in questione, però, era risultato essere figlio della sola moglie. La Corte di Appello ha confermato la decisione di primo grado, sul presupposto che il marito aveva eccepito tardivamente (nella comparsa conclusionale) il dolo e la malafede della coniuge in ordine alla paternità del minore. A tale pronuncia il marito ha proposto ricorso per cassazione. La Suprema Corte, tra le altre, dopo aver confermato l’irripetibilità delle somme versate nel caso di revoca dell’assegno di mantenimento, ha evidenziato che, nel caso de quo, detto principio non è stato applicato correttamente in quanto presuppone lo status di figlio di entrambe le parti del giudizio di separazione. Ha, pertanto, cassato con rinvio la sentenza impugnata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:50:25 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>L’aspra conflittualità tra i coniugi può determinare l’affido del minore ai servizi sociali</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/laspra-conflittualita-tra-i-coniugi-puo-determinare-laffido-del-minore-ai-servizi-sociali</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La forte conflittualità tra i coniugi può essere fonte di gravi ripercussioni psicologiche sui figli. In tali casi la Cassazione (sent. N. 12308/2010) confermando quanto stabilito nel merito, ha stabilito come questo aspetto possa rappresentare un valido motivo per affidare i figli ai servizi sociali. In tal caso, anche se l’affidamento condiviso rappresenta la regola, il Tribunale può provvedere per l’affidamento a terzi in virtù del preminente interesse del minore a crescere in modo sereno ed equilibrato. La necessità di consentire ad una minorenne di "elaborare criticamente la sua condizione" e di effettuare autonome scelte che risultavano invece precluse dall'influenza dei genitori, rappresenta, per la Suprema Corte, un punto fondamentale per lo sviluppo del minore. Nel caso concreto la
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           minore risultava divisa dal desiderio di compiacere entrambi i genitori. L'affidamento ai servizi sociali, in questa ottica, deve rispondere all'esigenza di consentire "una corretta formazione della sua personalità".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:49:11 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cassazione: stato di adottabilità dei figli di genitori che, pur vivendo di stenti, continuano a fare figli</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/cassazione-stato-di-adottabilita-dei-figli-di-genitori-che-pur-vivendo-di-stenti-continuano-a-fare-figli</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ecco una sentenza che susciterà diverse polemiche: è legittima la dichiarazione di adottabilità dei
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           figli nati da una coppia che, pur vivendo di stenti, continua a procreare. Ciò significa che i figli che vivono in condizioni economiche disagiate a causa dei loro genitori e che continuano irresponsabilmente a fare figli, possono essere adottati. Formalmente la pronucia sembrerebbe contrastare quanto previsto dalla Convenzione dell'Aja del 93 nonchè dall'art 1 della legge 184/83 che sancisce come " Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto". In sostanza la Suprema Corte è giunta a tale conclusione poichè ha ritenuto la coppia irresponsabile, inaffidabile e non in grado di curare i minori in quanto, nonostante la famiglia
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           versasse in gravi difficoltà economiche e vivesse di stenti, continuava a procreare figli per avere un figlio maschio. La sentenza n. 24589 del 21 novembre 2009 ha, pertanto, confermato lo stato di adottabilità delle quattro figlie minori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:47:18 GMT</pubDate>
      <author>1699159 (SANSO' CLAUDIO)</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il padre che parla male della madre perda l’affidamento condiviso (diagnosi di PAS)</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/il-padre-che-parla-male-della-madre-perda-laffidamento-condiviso-diagnosi-di-pas</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il genitore che parla male dell'altro, dinanzi ai figli, può subire la modifica dell'affidamento condiviso. E' quanto sancito dalla Corte di cassazione (Sezione I civile - Sentenza 8 marzo 2013 n.5847). Un padre di Catania, dopo aver avuto l’affidamento dei bambini, l’assegnazione della casa coniugale e il pagamento dell’assegno da parte della ex (la quale aveva anche subito un provvedimento che ne limitava gli incontri con i figli), ha perso su tutti fronti, ed ora dovrà pagare il mantenimento, alla ex, a seguito della decisione della Corte di appello (confermata in Cassazione). Sulla scorta di una relazione medica del servizio di psichiatria della Asl di Catania, che ha diagnosticato “una sindrome da alienazione parentale dei figli ed evidenziava il danno irreparabile da essi subito per la privazione del rapporto con la madre”, i giudici di secondo grado hanno ribaltato la sentenza del Tribunale. Dalla relazione è inoltre emerso che il padre poneva in essere “la reiterata condotta ostruzionistica al fine di ostacolare in ogni modo gli incontri dei figli con la madre” e che, tutto ciò, ha determinato“un giudizio negativo circa le attitudini genitoriali”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:46:00 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il figlio maggiorenne non autosufficiente può intervenire nella causa di separazione</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/il-figlio-maggiorenne-non-autosufficiente-puo-intervenire-nella-causa-di-separazione</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il figlio maggiorenne può intervenire autonomamente nel giudizio di separazione e di divorzio dei genitori. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n 4296/2012, (Sezione I civile - del 19 marzo 2012), con la quale ha riconosciuto ad un ragazzo di venti anni la legittimazione ad intervenire nella causa tra madre e il padre al fine di richiedere il suo mantenimento. La Corte ha precisato che vi sono due posizioni tutelabili nel caso specifico e cioè quella del genitore convivente diretta ad ottenere l’assegno per adempiere ai propri compiti senza dover anticipare il denaro di tasca propria; e quella del figlio avente diritto al mantenimento, “ed anzi legittimato in via prioritaria ad ottenere il versamento diretto del contributo”, così come previsto all'articolo 155 quinquies c.c. La madre impedisce al padre di incontrare il figlio: condannata per sottrazione di minore La Corte di Cassazione condanna, in via definitiva, una donna che ha impedito all'ex coniuge di vedere il figlio minore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La madre è stata riconosciuta colpevole di sottrazione di incapace (minore).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La sentenza è la n. 5902 del 6 febbraio 2013 con la quale i giudici di legittimità hanno rigettato ilricorso della donna contro la decisione del Tribunale che dichiarava il non doversi precedere nei confronti dell’ex marito per il reato di calunnia, per avere lo stesso denunciato la ricorrente per il reato di sottrazione di minore e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Dal punto di vista fattuale, la donna si era trasferita in un’altra città e con il bambino senza l'autorizzazione del padre e, quando l’uomo si è recato da lei per vedere il figlio (nel giorno prestabilito) la stessa si era rifiutata di farli incontrare non facendolo entrare in casa. Tale comportamento ha indotto gli Ermellini a pronunciarsi in tal modo:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il genitore, non potendo quindi esercitare il suo diritto e vedendosi menomato della sua potestà genitoriale, aveva inveito contro la donna, e quindi i due si erano reciprocamente denunciati. La condotta della madre, avvisano i giudici, ha integrato il rifiuto di consegna al genitore avente diritto in quel momento, e pertanto di accuse del padre non sono calunniose: un comportamento di tal fatta, a maggior ragione che la donna aveva portato il figlio in un’altra città senza il consenso del padre, ben rappresenta una ipotesi di sottrazione di minore e di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Infatti, continuano i giudici, il coniuge affidatario ha l’obbligo di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           attivarsi correttamente ed efficacemente per consentire l’esercizio dei diritti riconosciuti all’altro genitore. E in mancanza di un atteggiamento di cooperazione si configura il reato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:44:53 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Addebitabile la separazione al marito che obbligava la moglie a consegnargli lo stipendio</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/addebitabile-la-separazione-al-marito-che-obbligava-la-moglie-a-consegnargli-lo-stipendio</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rischia l’addebito della separazione il marito padrone che si fa consegnare dalla moglie lo stipendio per gestire da solo tutto il menage familiare. E quanto sancito dagli Ermellini, con la sentenza n. 26379 del 7 dicembre 2011, che hanno respinto il ricorso del coniuge che in primo grado si era visto addebitare la separazione perché aveva vessato per anni la moglie, togliendole, fra l’altro, lo stipendio. La prima sezione civile di Piazza Cavour ha  sottolineato che “ove i fatti accertati a carico di un coniuge costituiscano violazione di norme di condotta imperative ed inderogabili – traducendosi nell'aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l'incolumità e l'integrità fisica, morale e sociale dell'altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner — non solo integrano violazioni talmente gravi dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti la intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione, della sua addebitabilità all'autore, di esse, ma inoltre, sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento di quest'ultimo e si sottraggono anche alla comparazione con tale comportamento, la quale non può costituire un mezzo per escludere l'addebitabilità nei confronti del coniuge che quei fatti ha posto in essere”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:44:51 GMT</pubDate>
      <author>1699159 (SANSO' CLAUDIO)</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Troppo protettiva con il figlio: madre condannata per maltrattamenti</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/troppo-protettiva-con-il-figlio-madre-condannata-per-maltrattamenti</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Clamorosa sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato una signora di Ferrara che circondava di troppe cure ed attenzioni il proprio bambino. Questa eccessiva protezione, esercitata dalla madre e dal nonno nei confronti del minore, ha determinato un grave rallentamento dello sviluppo psicofisico del bambino, poiché tenuto lontano
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dal resto del mondo. Non solo il bambino è stato allontanato dal contesto scolastico (asilo), ma anche dal padre separato. Proprio da una denuncia di quest’ultimo è nato il procedimento penale a carico della madre e del nonno. Entrambi sono stati condannati ad una pena detentiva (coperta dal condono) di un anno e 4 mesi. La Corte si è espressa stabilendo che "l'aver chiuso il figlio nelle mura domestiche dal 1997 al 2004” per “iperprotezione e ipercura” costituiscono reato di maltrattamento in famiglia al pari di altre forme di vessazione dei minori. Il bambino è stato trattato come se fosse poco più di un neonato, a tal punto da non imparare ancora a camminare bene. Addirittura, il minore ha potuto conoscere i propri coetanei solo all’età di 6 anni, alle elementari. La patologica esasperazione con cui veniva trattato il bambino aveva determinato la cancellazione della figura paterna, poiché il “regime” imposto dalla madre e dal nonno impedivano gli incontri del padre con il bimbo e, per giunta, avevano fatto in modo che il cognome paterno fosse “soppresso” nella mente del minore. Difatti a scuola il figlio era riconosciuto esclusivamente con il cognome materno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Claudio Sansò
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:40:34 GMT</pubDate>
      <author>1699159 (SANSO' CLAUDIO)</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Riconosciuta la legittimazione ad agire iure proprio per il risarcimento del danno al minore nato con una malformazione.</title>
      <link>https://www.sgfmatrimonialisti.it/my-post</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con pronuncia n. 16754/12 depositata in data 2 ottobre u.s., i giudici di legittimità hanno nuovamente affrontato lo spinoso dibattito in ordine alla legittimazione o meno ad agire iure proprio per il minore nato malformato, per il ristoro del danno patito a seguito della malformazione. Questa volta, però, richiamando la sentenza Englaro e quella della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 28 agosto 2012, la Suprema Corte ha enunciato un principio completamente nuovo rispetto alle precedenti pronunce nn. 14488 del 2004 e 10741 del 2009 che ha citato e confutato. Infatti, mentre la precedente sentenza n. 14488/2004 aveva escluso tale legittimazione, limitandola
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ai genitori del bambino e affermando che al concepito poteva essere riconosciuto solo il diritto a
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nascere e non altro, con la sentenza in esame, si è giunti ad una diversa conclusione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL CASO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una donna aveva espresso al medico la propria volontà di non voler portare a termine la gravidanza nel caso in cui, a seguito di accertamenti sul feto, fosse seguita una diagnosi di malformazione. Ebbene, il ginecologo faceva eseguire alla donna solo il tri-test e ometteva di spiegare alla futura madre la possibilità di effettuare esami più invasivi che avrebbero, di certo, aumentato la percentuale del grado di certezza della diagnosi. Al termine della gravidanza, nasceva una bambina affetta dalla sindrome di Down. I genitori, le sorella e la stessa bimba adivano il Tribunale chiedendo la condanna del ginecologo e dell’USSL al risarcimento del danno patito per l’omessa diagnosi di malformazione. Il Tribunale, preliminarmente, dichiarava il difetto di legittimazione attiva della minore disabile. Lo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           stesso fece la Corte di Appello. La sentenza della predetta Corte veniva impugnata con ricorso per cassazione e la Suprema Corte, al termine di un lunghissimo ragionamento, sanciva il principio secondo cui la domanda risarcitoria
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           avanzata personalmente dal bambino malformato trova il suo fondamento negli artt. 2,3,29 e 32 Cost., affermando che “Il vulnus lamentato dal medesimo non è la malformazione in sé, ma lo stato funzionale di infermità, la condizione evolutiva della vita handicappata; l’interesse giuridicamente protetto è quello di consentire al minore di alleviare, sul piano risarcitorio, la propria condizione di vita destinata a una non del tutto libera estrinsecazione secondo gli auspici del Costituente”. Pertanto, la Corte sembra voler affermare che il risarcimento dei danni che il minore diversamente abile può chiedere al medico che non abbia messo in condizione la madre di decidere in modo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           consapevole di interrompere la gravidanza, lo aiuterà ad alleviare una difficile condizione di vita in
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cui lo stesso minore si troverà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
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      <pubDate>Mon, 27 May 2024 14:40:32 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Assegno divorzile dimezzato se le condizioni economiche del coniuge obbligato sono peggiorate.</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Suprema Corte, con ordinanza n. 17301/2012 depositata in data 10 ottobre u.s, ha affrontato il tema dell’ assegno divorzile, enunciando i principi da rispettare, sia per accertare l’esistenza dello stesso, sia per determinarne l’ammontare. Il caso sottoposto all’esame della Suprema Corte si riferisce ad una coppia di coniugi che si rivolge
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           al Tribunale per sentirsi dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il Tribunale, tra le altre disposizioni, determina in € 900,00 mensili l’assegno divorzile dovuto dal marito in favore della coniuge. Tale importo viene, però, quasi dimezzato dalla Corte di Appello sulla base di un deterioramento delle condizioni economiche del coniuge obbligato. La moglie, pertanto, ricorre in Cassazione. I Giudici di legittimità, con l’ ordinanza su menzionata, ribadiscono il principio secondo cui l’accertamento del diritto all’assegno divorzile si articola in due fasi: la prima è tesa ad accertare l’esistenza del diritto in astratto, considerando l’inadeguatezza dei mezzi di sussistenza del coniuge istante e la impossibilità oggettiva a procurarseli; il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Nella seconda fase, invece, il giudice deve determinare in concreto l’ammontare dell’assegno. Per fare ciò deve rispettare determinati parametri quali il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio; le attuali condizioni economiche delle parti; la durata del matrimonio. Ebbene, nel caso di specie, la Suprema Corte valutate tutte le condizioni di cui sopra, ha confermato la riduzione dell’assegno divorzile sulla base di una modifica in peius delle condizioni patrimoniali e reddituali del marito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avv. Marianna Grimaldi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Tribunale di Nuoro: il coniuge che lavora ha diritto all’assegno divorzile. Presupposti</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tribunale di Nuoro, con la sentenza n. 424/2018, sulla scia della recente pronuncia delle Sezioni Unite n. 18287/2018, ha riconosciuto in favore della ex moglie, ultracinquantenne, un assegno divorzile di 800 euro mensili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tale pronunciamento trova la sua ragione sul presupposto che la donna, lavoratrice, si è dedicata alla famiglia per 30 anni, durante i quali ha cresciuto tre figli. Altresì hanno ritenuto i giudici nuoresi che la signora è impossibilitata a trovare un impiego più retribuito di quello attuale e per il fatto che aveva perso la casa (di proprietà dell’ex consorte), per cui ha diritto a un aiuto per pagare un canone di locazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In altre parole il Tribunale di Nuoro ha tenuto conto della funzione perequativa, compensativa e assistenziale dell’assegno divorzile e declamati dalle S.U; il tutto tenendo conto del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, al reddito di entrambi, dell’età della richiedente e della durata del matrimonio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
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